Il Tirreno

Versilia

in tribunale 

La sentenza: non ci fu mobbing al Festival Pucciniano

Donatella Francesconi
La sentenza: non ci fu mobbing al Festival Pucciniano

Per il giudice del lavoro invitare le dipendenti a indossare calze a rete e minigonna fa parte del clima lavorativo confidenziale

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Torre del lago. Riteneva di aver subito mobbing sia come lavoratore che come donna e ha deciso di intentare causa alla Fondazione Festival Pucciniano da ex dipendente della stessa, dopo un periodo di malattia dovuto allo stress subito. Una causa, relativa a fatti accaduti tra 2010 e 2013, che si chiusa davanti al giudice Alfonsina Manfredini (Tribunale di Lucca, sezione lavoro) con la vittoria della Fondazione e il respingimento del ricorso della ex dipendente. Fin qui ci sarebbe poco da raccontare, perché anche in Tribunale “la palla è rotonda” e si vince e si perde. Ma tra le motivazioni che avevano indotto la lavoratrice a chiedere giustizia vi erano anche alcune frasi decisamente sessiste che la stessa si era sentita rivolgere. Frasi che le testimonianze hanno confermato, come scrive lo stesso giudice nella sentenza. Frasi relative all’invito a «indossare minigonna e sorrisini perché arriva il direttore della banca per il mutuo», ma anche «mi raccomando, domani calze a rete e minigonna che arriva il nuovo presidente».

Di fronte a questi atteggiamenti con i quali la donna ha denunciato di aver avuto a che fare durante il suo periodo lavorativo alla Fondazione, la sentenza del Tribunale di Lucca prende per vere le testimonianze, e non nega che quelle frasi siano state pronunciate. Dando a quanto accaduto, però, un’interpretazione che lascia sbalorditi: «Vi era una grande familiarità nell’ambiente lavorativo, spesso i vari dipendenti andavano anche tutti insieme a cena (...). Questo clima, verosimilmente, aveva determinato anche modi più confidenziali e questo ha certamente inciso, a parere di questa giudicante, nelle modalità espressive» del superiore della dipendente. Peraltro, continua la sentenza, «descritto da tutti come un po’ burbero e un po’ umorale» tanto che «ha forse ritenuto di essere spiritoso con battute, peraltro di uso corrente (calze a rete e minigonna) che sono state lette come inadeguate e perfino offensive da chi quei modi confidenziali non possedeva come proprio patrimonio culturale».

E allora, proviamo a immaginare un bel clima, altrettanto confidenziale, in un qualsiasi Tribunale d’Italia, guidato da un presidente un po’ burbero ma che ama fare dello spirito utilizzando a piene mani i luoghi comuni. Lo stesso presidente che, nel giorno della visita del ministro della Giustizia, invita tutte le colleghe a indossare minigonne e calze a rete. Con buona pace delle giudici che se la prenderanno (perché use a dare poca confidenza, evidentemente). Se una di loro si ritenesse “mobbizzata” come donna e come dipendente statale, la causa di lavoro avrebbe lo stesso esito? —

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