Il dolore
Sei anni di grande musica
Il festival nasce nel 2015 per iniziativa dell’associazione che porta il nome di Alexandre Mattei
seravezza. È cominciato tutto una sera di metà luglio di sei anni fa: Sidney Selby, universalmente riconosciuto come “Guitar Crusher”, in concerto nell’area di Palazzo Mediceo di fronte a 1.500 spettatori, dapprima incuriositi e poi divertiti e soddisfatti per quella prima edizione del Blues Festival a cui ne sarebbero seguite altre quattro, sempre più imperanti nei numeri, nella durata, nel format (con uno spin-off dedicato al cinema), nella line-up degli artisti, nel gradimento del pubblico – amanti del Blues e non solo – tanto da affermarsi come una delle rassegne cult in Italia.
Un impegno, quello profuso dall’associazione culturale Alexandre Mattei, nel ricordo, attraverso la musica, di Alexandre Mattei, scomparso ad appena 42 anni nell’aprile del 2015. Una perdita prematura e dolorosa, mai colmabile. La pandemia ha forzatamente stoppato sul nascere la sesta edizione del Blues Festival (prevista per l’estate 2020) come la possibilità di recuperarla nel 2021. Per la musica dal vivo, da godere tutti assieme, se ne riparlerà l’anno prossimo, o almeno questo confida l’associazione Mattei. Che nel frattempo ha concepito e prodotto (assieme a The Hive Project) “Crossroads – Gli incroci del Blues”, un tributo al blues sotto un’altra forma, dove la forza dei suoni lascia posto a quella delle immagini. In maxi-formato.
Una mostra “diffusa”, quella composta con gli scatti realizzati e messi a disposizione dal fotografo Guido Harari, che rimanendo esposta a lungo, quasi due mesi, «contribuisce alla valorizzazione del territorio, amplifica il valore storico e culturale dei luoghi, favorisce un flusso turistico e genera un indotto economico vitale, soprattutto in un anno come questo», come sottolinea Giuseppe Campatelli, presidente dell’associazione Mattei. L’eccezionalità del periodo, in cui i margini di mobilità sono ridotti, «è l’arte che deve andare incontro alle persone», precisa Luigi Grasso, organizzatore della mostra nonché capo di The Hive Project, una delle principali agenzie di comunicazione italiane tra i cui clienti figurano La7 e Live Nation. Ecco perché, prosegue, «sono state scelte come location le piazze e le strade non solo dei centri abitati ad alta densità e turismo, ma anche i borghi storici dell’alta Versilia, meno battuti dal turismo di massa».
“Crossroads – Gli incroci del Blues” è stato resa possibile grazie anche al contributo dell’architetto Francesco Del Greco (responsabile dell’allestimento), Tommaso Signorini (art director), Giovanni Grasso (responsabile tecnico) e tutti i volontari dell’associazione Alexandre Mattei e al sostegno del Comune di Seravezza e di Fondazione Cassa Risparmio di Lucca, Fondazione Banco del Monte di Lucca, Fondazione Terre Medicee, Industrie Celtex, Max Marmi, Gr Marmi, Man Marmi. —
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