Gioco
La Versilia, una tavolozza di colori perfetta: ecco perché gli artisti amarono questi luoghi
Se ne parlerà oggi a Villa Bertellini in un incontro con grandi esperti organizzato dalla Fondazione Catarsini
pittura
adolfo lippi
Perché la Versilia è stata così tanto dipinta? La riviera, da centinaia di anni, è frequentatissima. Anche adesso è superaffollata. Ma per le sue evidenti bellezze è stata anche soggetto preferito dell’arte, dalla pittura alla scultura alla fotografia. Perché? Se ne discuterà oggi in una tavola rotonda organizzata dalla Fondazione Alfredo Catarsini 1899 a villa Bertelli di Forte dei Marmi, ore 18, partecipanti, oltre a chi scrive, i critici Cristina Acidini, Stefano Casciu, Claudia Menichini, nella circostanza della bellissima mostra “Alfredo Catarsini – Esplorazioni” allestita nei medesimi locali, ordinata dalla nipote Elena Martinelli.
Perché tante opere d’arte sulla Versilia? Per via del paesaggio, indubbiamente. Per via della luce cristallina e potente. Per via del mare che bagna le spiagge da marina di Pisa a Bocca di Magra. Ma ciò che spinse gli artisti, pittori soprattutto, a venire qui, a partire dalla fine del ’700, fu l’industrializzazione delle città, l’uso sfrenato del riscaldamento a carbone, sicchè divenne problematico respirare a Londra come a Parigi e a Berlino. I cieli, i tutto il nord d’Europa si offuscarono. Non si riusciva più ad avere una visione limpida del sole. Allora gli artisti, necessitati alla luce, scapparono in campagna, sorse in Francia la scuola di Fontainbleau, a Londra si frequentarono le radiose sorgenti del Tamigi. In Italia i pittori si dettero, in Toscana, “alla macchia” e da Firenze sciamarono nelle coste labroniche.
Venne di gran moda il viaggio in Italia. Si chiamò “gran Tour”. Il primo a metter piede a Viareggio, ospite di nobili lucchesi in un palazzo di via Regia, fu uno svizzero, George Martini, detto “il Sassone” che a fine ’700 non solo dipinse la marina ma divenne estimatore della saporosa cucina locale, particolarmente totanetti e scampi. E ne scrisse. Nel successivo secolo, attorno alle cave di marmo delle Apuane, grazie all’ospitalità di Henraux e della famiglia seravezzina Giorgini, vennero a dipingere assiduamente l’olandese Abramo Teerlink, il francese Alessandro Le Blanc, lo svizzero Carlo Muller che regalarono quadri molto romantici sui monti e le colline piene di ulivi della Versilia. Dopo venne di oda la balneazione. Ma non fu solo una fuga ai bagni, fu, soprattutto, una ricerca d’aria balsamica, di natura incontaminata. E la riviera era generosa e spettacolarmente intatta. Così al Forte dei Marmi si creò una colonia di artisti anche celebri che da Firenze, dove erano stati richiamati dalla memoria dei geni Michelangelo, Raffaello, Brunelleschi, eccetera, discesero nelle pensioncine dell’appena sorto Forte dei Marmi e vi si accasarono. Erano, nientemeno, Adolfo Hildebrand autore del monumento a Bismark a Brema), l’austriaco Hans von Marées, autorevole affreschista e Arnold Boeklin lo straordinario sognatore dell’isola dei morti. Un’altra colonia si andò formando attorno a Giacomo Puccini, tra gli stupefacenti incanti del lago di Massaciuccoli. Macchiaioli ed ex macchiaioli quali Giovanni Costa, Plinio Nomellini, Ferruccio Pagni, i fratelli Tommasi, Sdriano Cecioni, Francesco Fanelli, dipinsero le sponde del lago, dove Puccini sparacchiava alle allodole; e fecero proseliti insigni. Tra i quali, sorgivo, anarchico, voluttuoso e inimitabile emerse Lorenzo Viani. Intanto anche il cemento invadeva la costa. D’Annunzio, schifato, disertò la Viareggio mondana e invasiva, si ritrasse al Secco eppoi alla Versiliana. Ma le casette e gli hotel che sorgevano come funghi richiamarono pittori quali Carlo Carrà, Giorgio de Chirico, Savinio, Ardengo Soffici, Pail Klee e lo stesso Picasso. La Versilia se la bettè, in presenze, con la Costa Azzurra. E Moses Levy divenne il pittore principe di questa esplosione di colori e forme insieme a Ernesto Michaelles, Treccani, Filadelfo Simi, Maccari, Saporetti, Migneco, Cassinari, Tamburi, Guttuso, Mario Marcucci, Renato Santini, Uberto Bonetti, ecc. Così sorsero i discepoli, gli imitatori, i seguaci. Tra i nativi si segnalarono Mario Francesconi, Sandro Luporini, Eugenio Pardini, Marco Dolfi, Giovanni Lazzerini, Eugenio Pieraccini, Loriano Geri, Lorenzo d’Andrea, Lino Mannocci, Giuseppe Biagi, Giuseppe Lippi, Tommasi Ferroni, Mario Colzi, Antonio Possenti, Fausto Maria Liberatore, Serafino Beconi. E tanti altri. In congiunzione, tra le varie generazioni, si segnalò Alfredo Catarsini adesso celebrato in mostra a Villa Bertelli e a Palazzo Paolina nel suo Atelier. Nel panorama dell'arte italiana del Novecento, fu capace di “rompere" con la tradizione per arrivare a originali forme espressive e fu il protagonista del passaggio dall’arte figurativa degli anni Trenta a quella astratta degli anni Cinquanta. Dipinse la sua Versilia e scrisse romanzi, ora rieditati da La nave di Teseo, con prefazione di Giordano Bruno Guerri. Ma tra tanti professionisti, vennero a dipingere la riviera e Viareggio in particolare anche quelli che si dilettavano e fecero mostra di capacità rievocative assai sentimentali e poetiche. Così si mostra in questi mesi sempre a Palazzo Paolina. A tutti la Versilia dovrà dire grazie; tutti però non ebbero migliore modella. Che li esaltò. —
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