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Versilia

la protezione degli adolescenti 

Niente vaccino anti-Covid a chi ha meno di 16 anni

Matteo Tuccini
Niente vaccino anti-Covid a chi ha meno di 16 anni

Prenotazioni anche per i nati nel 2005, ma per farlo bisogna aver compiuto l’età Il pediatra Castelli: «È importante aprire prima possibile fino ai 12 anni»

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Matteo Tuccini

viareggio. Niente vaccino anti-Covid a chi ha meno di 16 anni. Anche se è nato nel 2005, anno per cui sono state aperte le prenotazioni sul portale della Regione, Prenotavaccino.sanita.toscana.it.

Ad accorgersene sono stati alcuni genitori che avevano prenotato la dose e fissato l’appuntamento per il figlio. Ma una volta presentatisi al Terminetto si sono visti rispedire al mittente.

«Mio figlio compie 16 anni tra pochi giorni – racconta Moreno, uno di questi genitori – proprio perché non aveva ancora fatto il compleanno è stato rimandato indietro. Non solo: mi è stata chiesta anche un’ulteriore documentazione. Se ad accompagnare il ragazzo o la ragazza è un solo genitore, serve la delega dell’altro. Ho perso mezza giornata, però va detto che mi hanno prenotato il nuovo appuntamento subito dopo il 16esimo compleanno».

Dal Terminetto confermano il disguido: il portale della Regione fa prenotare anche i nati nel 2005, ma per fare il vaccino bisogna aver compiuto i 16 anni. Perché al momento non vengono fatte le vaccinazioni nella fascia d’età 12-15, l’ultima in ordine di tempo ad aver ottenuto il via libera per la vaccinazione anti-Covid. Fino a pochi mesi fa, infatti, non era possibile proteggere dal coronavirus i ragazzi sotto i 16 anni.

«Le vaccinazioni per la fascia d’età 12-15 anni, per cui è stato dato il via libera di recente, al momento in Toscana non si fanno – dice il pediatra Stefano Castelli – La motivazione è che si ritiene prioritario coprire dal Covid le fasce d’età considerate più a rischio: settantenni, sessantenni e anche cinquantenni». Tra l’altro, nelle prossime settimane la Toscana riceverà un quantitativo inferiore delle dosi Pfizer previste: dovendo rivedere le somministrazioni in programma, è logico che si continui a privilegiare chi potrebbe avere maggiori problemi in caso di contagio.

«Senza dubbio è così – dice Castelli – Tuttavia credo che si debba aprire il prima possibile alle vaccinazioni per i 12enni, 13enni, 14enni e 15enni. Tra l’altro, noi pediatri abbiamo già dato la nostra disponibilità a occuparci direttamente della somministrazione delle dosi nei nostri ambulatori. È vero che i rischi per i ragazzi, così per i bambini, sono davvero molto bassi – prosegue il pediatra – Ma bisogna considerare che essere contagiati dal virus non è mai a costo zero, anche quando ci sono pochi sintomi. Innanzi tutto si rischia di veicolare il Covid in famiglia: per gli adolescenti non ci sono conseguenze serie, ma per i genitori e i nonni possono esserci eccome. Inoltre essere contagiati comporta tutta una serie di problematiche, dall’isolamento all’interruzione delle attività sociali, scuola compresa, che non sono da trascurare».

I pediatri si augurano che si possa cominciare a vaccinare i ragazzi «prima dell’anno scolastico, o almeno in contemporanea con l’inizio della scuola – dice Castelli – In autunno è probabile una ripresa dei casi, anche se in maniera non paragonabile all’anno scorso: si rischia che si crei l’ennesimo caos, a scuola e non solo, visto che il virus avrà la possibilità di diffondersi nella parte di popolazione ancora non vaccinata, che sarà in maggioranza composta dai più giovani, bambini e ragazzi». —

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