Italia
Direttori di banca versiliesi assolti per il reato di usura
Sono stati processati in qualità di responsabili di una filiale di Bpm denunciati da un imprenditore pisano per gli interessi richiesti sullo scoperto di conto
massarosa. Una sentenza di piena assoluzione con la formula «perché il fatto non sussiste» quella pronunciata ieri mattina dal primo collegio del Tribunale (presidente Cipolletta, a latere Mirani e Messina) per tre bancari rinviati a giudizio per usura.
Il collegio ha accolto le richieste del pm Giancarlo Dominijanni che già all’epoca delle indagini preliminare aveva chiesto l’archiviazione.
Nel corso del dibattimento non sono emerse prove a carico dei tre bancari, all’epoca dei fatti responsabili di una filiale di Pontedera della Cassa di Risparmio (ora Banco Popolare di Milano), accusati di aver praticato interessi usurari sullo scoperto di conto corrente a un imprenditore edile di Buti per un totale di 125mila euro. La parte civile aveva sostenuto di aver subìto l’anatocismo che, nel linguaggio bancario, è la produzione di interessi da altri interessi scaduti e non pagati.
Assolti Floriana Pucci (63 anni di Lucca), Vincenzo Rosi (camaiorese, 69 anni, ex presidente di Publiservizi, azienda pubblica del Comune di Camaiore) ed Edi Giulio Arcangioli (67 anni, di Massarosa). I tre si erano succeduti dal 2006 al 2013 al vertice della filiale pontederese del Banco Bpm. Già in fase istruttoria la Procura aveva chiesto l’archiviazione, riscontrando il superamento del limite solo per un trimestre, ma all’epoca il giudice per l’udienza preliminare aveva comunque disposto l’imputazione coatta ritenendo che solo il dibattimento avrebbe potuto chiarire i termini di una vicenda complessa nella quale l’imprenditore ha chiesto alla banca mezzo milione di euro di risarcimento danni. L’istituto di credito attraverso un apposito conto corrente anticipava parte delle fatture emesse dalla ditta edile, in attesa che venissero coperte dai clienti una volta conclusi i lavori. Il commercialista Antonio Nazzaro nominato dalla Procura e autore della perizia - confermando il superamento del tasso di usura per un trimestre - citando le normative di riferimento aveva spiegato nelle scorse udienze di aver applicato dei calcoli differenti (e secondo lui corretti) rispetto all’altra relazione, quella presentata dalla parte civile secondo la quale gli interessi usurari sarebbero evidenti e dimostrabili.
Nella valutazione delle perizie, fulcro del processo, il pubblico ministero aveva considerato l’assenza del reato di usura nei comportamenti dei direttori di banca chiedendo l’assoluzione per tutti e tre. Da ieri anche per il Tribunale il fatto non sussiste. —
P.B.
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