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Versilia

Da via Mazzini al primato sul web La famiglia Farmaè secondo Iacometti

Luca Cinotti
Da via Mazzini al primato sul web La famiglia Farmaè secondo Iacometti

Parla il fondatore del grande gruppo quotato in Borsa «Ma il “salto” ancora non lo abbiamo fatto»

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Luca Cinotti

viareggio. I primi pacchi da spedire in giro per l’Italia racconta di averli confezionati all’interno del bagno per disabili della parafarmacia che aveva aperto di fronte all’Esselunga di Viareggio. Oggi Riccardo Iacometti, 58 anni a luglio, guida il gruppo Farmaè, un colosso quotato in borsa da 65 milioni di fatturato specializzato nella vendita online dei prodotti per saluta e bellezza. Ma questa storia, una storia viareggina, è anche un percorso che, come nel gioco dell’oca, per un paio di volte si è trovato al punto di partenza.

Perché Iacometti nel mondo del farmaco c’è vissuto da bambino: «Sono un viareggino nato al Tabarracci (e ci tengo) – racconta –. Mia nonna aveva un’azienda intermedia di distribuzione del farmaco in via Mazzini. Poi abbiamo aperto una filiale a La Spezia, dove sono andato a vivere dopo la prima elementare. Mio padre, che purtroppo è morto giovane ha ingrandito l’attività all’area tra Toscana, Liguria e Piemonte».

È a questo punto che per Iacometti avviene la prima cesura. Perché la società di famiglia viene ceduta al gruppo Alliance: «Mi sono trovato, da ragazzo, a ripartire da zero. E l’ho fatto, nel 1992, come rappresentante di zona a Viareggio». In quel gruppo, uno dei principali attori mondiali del settore, Iacometti scala i gradini della carriera aziendale. Prima responsabile del deposito, poi regionale, poi del Nord Italia. Fino ad assumere la carica di direttore generale per il nostro paese.

Dopo 26 anni nella società, il secondo “stacco”. «Nel 2012 decido di uscire e nel 2013 incontro Alberto con la sua web agency». Alberto è Alberto Maglione, figlio di Nanni, indimenticato presidente della Fondazione Carnevale. Rappresenta, per Iacometti, la scintilla che fa scoppiare la fiamma che porterà al successo la sua nuova scommessa. Nel frattempo, infatti, aveva aperto la parafarmacia davanti all’Esselunga. Ma, insieme a Maglione e alla sua Walnan, capisce che il futuro più che dietro il bancone sta dietro a uno schermo di computer.

«Non sono un nativo digitale – spiega Iacometti – ma ho imparato a pensare online. E ho capito che sul web c’era una grande richiesta di prodotti per salute e benessere da parte delle tante “signore Maria” che ci sono in Italia. Esattamente come avviene nel Regno unito».

In quel periodo, meno di dieci anni fa, il mercato online di questi prodotti è, nel nostro Paese, più che frammentato: di fatto si tratta di farmacie che hanno deciso di aprire anche un sito Internet. Ma che non possono competere con chi decide di trasformare questo nel proprio business principale, investendo risorse e capitali.

«Voglio specificare – continua Iacometti – che io nella parte web non ho messo bocca. Non siamo tuttologi, per questo loro hanno gestito il budget in maniera autonoma. È così che l’azienda ha preso forma, insieme alla famiglia: mio figlio si occupa della logistica, mia moglie degli acquisti. Potrei dire che siamo una grande famiglia allargata, anche insieme alla famiglia di Alberto».

In pochi anni, con il sito Farmaè.it, il gruppo diventa leader incontrastato in Italia e allarga il suo perimetro di interesse e societario: apre il negozio in Passeggiata e l’anno scorsa acquista Sanort, azienda specializzata nella cosiddetta “ortopedia pesante”. Anche Valnan, l’agenzia di Maglione, entra all’interno del gruppo. Oggi i dipendenti sono 200 persone, tra diretti e indiretti, dei quali il 75 per cento donne. Il fatturato, come detto, è di 65 milioni. Ma non si deve pensare che siamo davanti a una società e un imprenditore appagato. Perché, dice Iacometti , «il salto decisivo non sono convinto di averlo ancora fatto. A livello europeo, ad esempio, non siamo in grado di dire la nostra. Per questo nei prossimi cinque anni prevediamo di arrivare a un fatturato di 500 milioni di euro. E nel futuro sono previste nuove acquisizioni, mentre nel 2022 ci concentreremo sull’internazionalizzazione, in particolare sui paesi latini».

Iacometti è consapevole che i margini di crescita sono importanti: in Italia, nel settore, la penetrazione dell’online è ancora molto minore rispetto a Germania, Gran Bretagna e Francia. «Certo, la pandemia ha accelerato il tutto – ragiona –: le persone hanno iniziato a comprare online anche se prima non l’avevano mai fatto.

Ci sono stati anche momenti se non difficili, almeno complicati. Come il passaggio della quotazione in borsa: «Ci fu proposta da Ubs e in un primo momento dicemmo di no, perché volevamo avere più fatturato. Poi tornarono e ci proposero di quotarci sul prospetto per il 2019. Così in sei mesi siamo andati in Borsa. È stato un momento delicato, perché dovevamo rispondere agli investitori con numeri certificati. Però i dieci milioni di cassa che abbiamo fatto ci hanno garantito la possibilità di un salto importante per quanto riguarda la logistica». Iacometti è consapevole che nella città «non c’è ancora piena consapevolezza» dell’importanza della nostra realtà. Ma spiega anche che la linea è di «tenere un basso profilo, anche se quando la città ha bisogno di noi, noi rispondiamo “presenti”».

C’è il futuro, davanti. E per Iacometti un aspetto è fondamentale: «Lavoro per un’azienda che possa fare a meno di me. Abbiamo visto tanti problemi nei passaggi generazionali delle società italiane, il nostro scopo è evitare tutto questo». —

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