Finanza
Il campo da calcio è chiuso e i bambini giocano in strada
Strettoia, c’è chi non gradisce: «Fanno troppa confusione» Ma c’è chi li difende: «Vogliono soltanto divertirsi»
Luca Basile
pietrasanta. Su quel campetto da calcio, oramai ridotto ad un brandello di erba inaridita, terra e sassi, sono cresciute generazioni di bambini strettoiesi intenti a rincorrere un pallone, a sbucciarsi le ginocchia a causa di improbabili scivolate, a “bucare” le reti della porta già strappate e usurate dal divenire del tempo. Alcuni di quei bambini, oggi diventati adulti, convivono però, in queste prime sere d’estate, con fastidio con la vivacità urlata di altri ragazzini, che sono poi quelli che si affacciano alla libertà accennata del post Covid tornando appunto a rincorrere un pallone, a scaraventarlo con forza contro il muro nella piazza della chiesa o nel parchetto vicino alle case popolari. Se non, e peggio ancora, lungo la strada.
E questo perché nel vecchio campetto da calcio del paese non si può andare: è vietato, è recintato alla meglio e poi non ci sono le porte, non c’è neppure una riga laterale immaginaria tanto è ridotto in pessimo stato.
«A una certa ora della sera i bimbi devono tornare a casa e poi tutto quel rumore non va bene, tutte quelle pallonate disturbano», ci racconta un residente di zona. «Ma quale fastidio: giocano a pallone, ridono e ogni tanto urlano e certo non fino a notte inoltrata. Siamo stati tutti ragazzi, la differenza è che noi avevamo il campetto dove andare a divertirci, loro non hanno neanche questo», replica un altro strettoiese che con poche parole riassume il pensiero di gran parte della comunità. Il problema, alla fine, è proprio questo: l’indisponibilità del campetto da calcio invece utilizzato, durante i mesi invernali, dagli alunni della scuola primaria Mutti, che si trova di fronte all’impianto di proprietà comunale – se impianto possiamo definirlo – per l’ora di ginnastica. «Quante partite e quanti tornei di noi strettoiesi, e non solo di noi strettoiesi – ricorda Diego Pelucchini, presidente del Comitato di frazione – su quel pezzetto d’erba: da tempo chiediamo al Comune di riqualificarlo, di consegnarlo di nuovo alla comunità, di farlo diventare uno spazio di gioco e di incontro per quei ragazzini che vogliono tirare due calci al pallone senza per forza dovere fare parte di una società sportiva o ancora dare vita a improponibili partitelle in una piazza o in un parco giochi. Per il momento nessuna risposta. Ma soprattutto la risposta andrebbe data ai bambini, ai ragazzini, che vogliono divertirsi inseguendo un pallone e che invece si devono arrangiare in qualche modo. Le lamentele di alcuni strettoiesi per i rumori serali? Non mi sembra certo questo il problema e in fondo parliamo di proteste isolate. E poi questi ragazzi da qualche parte dovranno pure andare per parlare, ritrovarsi e fare quello che si fa a quell’età». Come giocare a pallone. In un campo che non c’è. —
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