Gioco
Le sonorità dell’Asia che danno la “Scossa” nel nuovo singolo di Giorgia Giacometti
La cantante viareggina incide il suo brano a Singapore «È un’esortazione al lottare contro i demoni interiori»
viareggio. Alla musica ci si è dedicata una volta lasciata l’Italia: prima Miami, poi Singapore. Negli anni dell’adolescenza trascorsi a Viareggio, invece, Giorgia Giacometti aveva praticato equitazione prendendo parte a svariate competizioni nazionali. La scelta di trasferirsi all’estero per proseguire gli studi nel campo del business internazionale ha comportato uno stravolgimento nelle passioni di quella che oggi è una cantante e cantautrice (nata a Pistoia nel novembre del 1996) intenzionata a raccontare parti e momenti di sé attraverso i propri brani. Dopo “All’amore” e “Scandal” pubblicati entrambi nel 2020, ecco “Bandiere bianche”, risalente a fine marzo e “Scossa”, che uscirà il 25 giugno.
I primi due singoli sono stati prodotti a Miami, il terzo a Singapore. Cos’è cambiato (musicalmente)?
«“All’amore” e “Scandal” richiamavano ad un sound più latino. In “Bandiere bianche” c’è un intreccio tra pop asiatico e rap. Le sonorità delle canzoni sono influenzate, almeno in parte, dal contesto in cui prendono forma: è un’evoluzione che si compie in parallelo alla mia, come artista e donna. Anche la scrittura è mutata negli anni in relazione alle esperienze in posti diversi. È un continuo conoscersi, scoprirsi e raccontarsi. Lo faccio attraverso la musica, assecondando la necessità di dire ciò che sento».
Per questo alterna italiano e inglese?
«Pure così posso dare spazio al mio modo di essere, senza limitarlo o inquadrarlo forzatamente in schemi che non mi rappresenterebbero appieno, finendo magari con lo snaturarmi».
In “Bandiere bianche”, evidente richiamo alla resa, qual è il messaggio?
«È un’esortazione a lottare contro i demoni interiori, a ribellarsi alla resa. È un brano che esprime diversi sentimenti: la rabbia, impersonificata nel videoclip da una guerriera (lei stessa, ndr), ma anche la fragilità dei sentimenti, il coraggio di accettare le proprie debolezze. E saperle mostrare. Questa canzone l’ho scritta nei miei primi due mesi a Singapore, dopo l’anno trascorso a Forte dei Marmi».
Può tranquillamente definirsi una versiliese d’importazione.
«A Viareggio ci ho vissuto dai 13 ai 19 anni, frequentavo il liceo classico ma tra allenamenti e gare di equitazione ero spesso fuori. E così mi sono diplomata in una scuola privata. A Forte dei Marmi ho abitato un anno, dopo esser tornata da Miami. Già da piccola, comunque, è lì che passavo le vacanze estive: un po’ di amicizie le ho mantenute».
Come c’è finita a Miami?
«All’inizio non volevo frequentare l’Università: poi però ho cambiato idea. Per quattro mesi allora ho studiato inglese a Firenze. E alla fine, quando si è trattato di scegliere la città, Miami ha prevalso su Los Angeles: lì ho avuto l’opportunità di conoscere e lavorare con produttori di livello riuscendo nel contempo a laurearmi in Business internazionale».
E a Singapore?
«Lì ha sede uno studio di registrazione (Zendyll Records) avviato da un gruppo di ragazzi, alcuni dei quali conosciuti a Milano. Inoltre, c’era la possibilità di proseguire gli studi nell’ambito della finanza». —
Gabriele Noli
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