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Da New York a Querceta Ecco Annalisa Menin con il suo “Traghettatore”

Nicoletta Dati
Da New York a Querceta Ecco Annalisa Menin con il suo “Traghettatore”

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seravezza. Annalisa Menin scrittrice e imprenditrice veneziana, naturalizzata americana e residente a New York dal 2006, sceglie ancora la Versilia per presentare il suo secondo libro “Il Traghettatore” (Giunti) e oggi alle 18 sarà al Teatrino “Fioreria delle storie” di Querceta (prenotazione gradita al numero 3475739523). Annalisa si affida a Elisabetta Salvatori e ai suoi teatrini: “Il mio ultimo anno a New York” (autoprodotto, scritto a quattro mani con Susanna de Ciechi) era stato presentato nel teatrino in casa di Forte dei Marmi. Annalisa mancava dall’Italia dal dicembre del 2019: «All’atterraggio c’era più emozione del solito, non vedevo i miei genitori da tantissimo tempo, entrambi hanno avuto il Covid (ora stanno bene, ndr) e non vedevo l’ora di riabbracciarli. Vivere la pandemia a New York e in Italia attraverso i racconti di famiglia e amici, è stata un’esperienza intensa».

La terza tappa del Book Tour sarà Querceta. Cosa ti lega alla Versilia?

«Nel mio percorso di crescita, ho per tanto tempo privilegiato mete estere e mi sono ritrovata a conoscere molto poco il nostro paese. Così, dopo essermi trasferita a New York nel 2006, ho iniziato a sfruttare i viaggi di rientro in Italia per scoprirla. Ho iniziato a guardarla con gli occhi di un’americana: sognanti e pieni di possibilità. La Toscana è stata forse la regione italiana che più mi ha rubato il cuore, la Versilia in particolare. Mi piacciono i suoi luoghi, le sue persone, le sue storie. È sempre un piacere ritornare qui, in particolare in un luogo come il Teatrino di Elisabetta Salvatori, dove mi sono da subito sentita a casa».

Hai temuto di non poter presentare il libro in presenza per la pandemia e quanto è importante per te poterlo fare?

«Tutto è stato incerto fino a qualche settimana fa. Presentare il libro in presenza è fondamentale. Del resto, la parte che più mi piace di tutto il processo di “produzione” di un libro è proprio il “contatto con il pubblico”, poter parlare con i lettori, potermi confrontare con loro, rispondere alle loro domande, e farmene anche io. Sono molto felice di poterlo fare nuovamente».

Per chi ancora non avesse sentito parlare del tuo nuovo romanzo, come descriveresti “Il traghettatore”?

«È la storia di Anna Venier, il mio alter ego, e della sua esperienza da neosingle a New York dopo la morte del marito. Dopo diverse esperienze “ai confini della realtà”, Anna si mette alla ricerca di un traghettatore, ovvero di una figura di passaggio, di un qualcuno che l’accompagni in quello che per lei è un momento di cambiamento nella sua vita. Il traghettatore è una figura trasversale, può essere uomo o donna, e “attivarsi” in campo lavorativo, in amicizia, nel lavoro, e in altri ambiti».

C’è una domanda che non ti è mai stata posta a cui però hai una risposta che vorresti poter dare?

«Finora non mi hanno ancora chiesto del capitolo dove si parla della violenza su una conoscente di Anna: come mai sia stato inserito in maniera, per certi versi, “inaspettata”. Mi piacerebbe poter spiegare che situazioni complicate come quelle descritte nel libro fanno parte della quotidianità di molte donne, certamente più di quanto se ne parli. Queste storie di violenza sono intorno a noi, sono in mezzo a noi, e parlarne e confrontarsi diventa essenziale, proprio come succede nel libro. E allora, occhi -ma soprattutto cuore- aperti! Questo capitolo quasi “fuori coro”, è per me importantissimo, e spero faccia riflettere». —

Nicoletta Dati

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