Il Tirreno

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lavoro 

L’ex dipendente Pam «Fate tornare a casa chi è stato trasferito»

Roy Lepore

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viareggio. Alfredo Tomei ha lavorato per 30 anni al supermercato Pam di Viareggio ed è stato tra cinque che ha interrotto il rapporto con l'azienda al momento della chiusura. E ora critica perché la società non intende riportare in sede, dopo i lavori di ristrutturazione 15 dipendenti che sono stati trasferiti nelle sedi di Pisa, Altopascio e Livorno.

«Questo comportamento è inammissibile – dice – e in questo ci metto anche i sindacati che non hanno puntato adeguatamente i piedi. Per quanto mi riguarda sarei rimasto fino alla data della pensione a lavorare alla Pam, ma essendo costretto anch'io a dover andare fuori zona ho preferito rinunciare. Adesso che c'è una nuova riapertura credevo logico che coloro che hanno fatto non pochi sacrifici per mantenere in vita il supermercato fossero premiati. E invece probabilmente è più remunerativo per l'azienda puntare sui giovani, rispetto a chi ormai c'è da anni ed ha dovuto accettare le condizioni imposte dall'azienda. Uno di loro che lavora a Livorno ha contratto il Covid e le sue condizioni di salute sono state serie, però anche per lui non c'è la possibilità di tornare a Viareggio. Un altro mentre andava a Pisa a lavorare in scooter è caduto e ora è a casa convalescente per due mesi. Situazionidi estremo disagio, che vengono sottovalutate, malgrado richieste precise dei lavoratori di voler tornare a Viareggio». Oltre al supermercato è stato ristrutturato tutto il piazzale. «Nel 2019 quando eravamo ancora a lavoro ci venne esposto il progetto, e ci chiesero di stringere i denti, perchè poi superati i momenti di difficoltà, tutto si sarebbe risolto. Questo soprattutto per la proprietà, perch* io assieme ad altri cinque colleghi siamo andati via, mentre altri 15 sono in altre sedi. Va bene che facciano, come in questi giorni, delle donazioni a scuole, associazioni di volontariato, alla Croce Rossa, però dovrebbero pensare anche ai dipendenti che si trovano lontani da casa a lavorare. Di questa situazione ritengo responsabili, sia i sindacati, che il Comune stesso, per non aver tutelato adeguatamente i lavoratori». —

Roy Lepore

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