Il Tirreno

Versilia

Genovesi profeta in patria «Ma l’esclusività è negativa»

Cristina Bulgheri
Genovesi profeta in patria «Ma l’esclusività è negativa»

Dal lockdown al Giro d’Italia: Villa Bertelli piena per l’incontro con lo scrittore fortemarmino 

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l’incontro

Cristina Bulgheri

La maglia rossa di ricambio infilata nello zaino e indossata sopra la fruit appena varcato il cancello di Villa Bertelli, proprio per onorare il ruolo di ospite – se pur a casa propria – del salotto “Parliamone in Villa”, serie di incontri condotti dal giornalista Enrico Salvadori. È questo Fabio Genovesi uno scrittore libero, fuori dagli schemi e dai cliché, insofferente alle gabbie imposte dalla formalità, diretto, trasparente, immediato. E anche molto emozionato proprio per il fatto di trovarsi nella sua Forte. «È come quel cuoco che lavora negli Stati Uniti e poi torna a casa e non può raccontare frottole sugli ingredienti che i suoi commensali conoscono bene!». Forte è infatti è per Genovesi una fonte d’ispirazione inesauribile, materia prima, pozzo di personaggi, ambientazioni, idee, abitudini a cui approvigionarsi a piene mani, tanto da diventare la cifra stilistica dello scrittore fortemarmino e renderlo “profeta in patria”. «Lo storyteller italiano che non ha perso la sua fortemarminità», come lo definisce il sindaco Bruno Murzi presente all’incontro, insieme al presidente di Villa Bertelli Ermindo Tucci, il questore di Lucca Alessandra Faranda Cordella e il dirigente del commissariato Mario Russo. Tra il pubblico anche l’amico Giobbe Covatta.

«Forte dei Marmi è una location privilegiata: da qui si possono vedere i monti dal mare e il mare dai monti, io – confessa Genovesi – lo definisco il parco giochi dell’immaginazione, il luogo privilegiato per le storie». Qui sono nati i romanzi “Il mare dove non si tocca”, “Chi manda le onde” a dispetto dei colleghi scrittori che profetizzavano un «ora basta con questa Forte dei Marmi». E invece no: anche se non lo nomina mai il suo paese traspare prepotente pure dalle pagine dell’ultimo libro, uscito esattamente un mese fa per Feltrinelli Editore con un tema che ancora richiama il mare: “Il calamaro gigante”, metafora del “tutto è possibile”, anche e soprattutto quello che non si crede possa esserlo. «Perché tutto quello che sembra non poter esistere, in realtà può esistere». Bisogna crederci, come la nonna Beppina crede di vedere il nonno ogni giorno in cucina, così come don Negri lascia tutto per inseguire il suo sogno. Gettare il cuore oltre l’ostacolo e smetterla di dire “ormai”. «Cinque lettere – sottolinea Genovesi – che ti rovinano la vita: non si è mai troppo vecchi per cambiare il corso delle cose. Conosco sedicenni vecchi e ottantenni giovani, pieni di aspettative» e sono le loro storie che Fabio ascolta al tramonto sul pontile, minacciando di rubarle a quanti invece lo annoiano con ipotetici libri da aspiranti scrittori. Cita Marquez e Joe Fante come modelli letterari ma non dimentica l’illustre Luciano Rossi che nient’altro è se non il babbo di uno zio: «Grande affabulatore, bugiardo compulsivo e divagatore a tempo perso, ma miniera di storie. A me non piace la Storia, le guerre e gli armistizi, a me piacciono le storie delle persone e dei luoghi». Quelle che in questi giorni ha raccontato su e giù per lo Stivale al seguito del Giro d’Italia: la bici con il mare è l’altra sua grande passione. Unirli – come azzarda il sindaco Murzi - sarebbe la grande quadratura del cerchio: una tappa del Giro a Forte dei Marmi. Davvero il top. E mentre l’estate bussa e la cittadina si ripopola di turisti e “esclusività” , Genovesi rimpiange il lockdown: «Un periodo terribile ma magnifico dal punto di vista creativo. Vorrei vivere in uno Stato dove il coprifuoco è sempre alle 21»afferma con l’ironia sorridente che lo contraddistingue. Refrattario alla “bella vita”, lontano dalla giostra estiva che si riversa in estate e dalle incursioni vip che fondano l’essenza di un paese sul fatto di essere “esclusivo”: «Quando vai il bar e due acque brillanti costano 16 euro perché sei in un posto esclusivo, non si può dare a quest’aggettivo una valenza positiva. Esclusivo viene dal verbo escludere». Lo aveva già scritto in “Morte dei Marmi”, ribadirlo non ha senso: «Non ho mai scritto il sequel perché quello era un canto d’amore per il mio paese, ma all’epoca si poteva fare ancora qualcosa per salvarlo da questa deriva. Oggi non avrebbe più senso: non ci sono margini di cambiare le cose». —

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