Il dolore
Apuane libere fa fermare Cava Buca nel Retro Altissimo
L’associazione ambientalista con i propri attivisti ha presentato un esposto e ora è pronta a costituirsi parte civile al processo per i reati emersi
Seravezza. L’attività di estrazione del marmo nel bacino estrattivo di Cava Buca è stata sospesa. Ne dà notizia “Apuane Libere” che, dopo i rilievi svolti tra novembre e aprile dai propri attivisti ambientali, ha presentato esposti e denunce. A fine maggio il sito di Cava Buca nel bacino Retro Altissimo a Seravezza, è stato sospeso dal Parco delle Alpi Apuane. Carabinieri forestali, guardiaparco, Federazione Speleologica Toscana e Tecnici del comune di Seravezza, sono intervenuti e hanno accertato alcune irregolarità commesse dalla ditta concessionaria Henraux e di conseguenza è stata richiesta l’immediata sospensione di ogni tipo di lavorazione.
«Le lavorazioni hanno intercettato – stando a quanto spiega l’associazione “Apuane libere”, due cavità carsiche censite al catasto regionale come la “Buca della Neve di Cava Fondone”, sventrata di 15 metri in lunghezza – e la “Buca sopra Cava Fondone”: quando invece le prescrizioni intimavano alla ditta di fermare le lavorazioni qualora quest’ultime avessero intercettato l’ambiente ipogeo».
Sempre durante il sopralluogo, sono emerse criticità in materia di inquinamento degli acquiferi (fonti di acqua) da marmettola; infatti questo rifiuto speciale era abbondantemente sparso sui piazzali di cava per la mala gestione di quelle acque che servono alle macchine per affettare le montagne, tanto da sospettare che i recenti imbiancamenti del lago di Isola Santa possano essere frutto di tale negligenza».
«Questo ennesimo scempio si poteva benissimo evitare – spiega Gianluca Briccolani presidente dell’associazione – e rimarrà sulla coscienza di tutti quegli enti che durante le conferenze dei servizi, invece di rilasciare pareri di compatibilità ambientali con competenza ed imparzialità, sono assenti». Secondo l’associazione ambientale c’erano tutti i segnali per capire «che quella zona è troppo fratturata per riavviarvi l’escavazione. Ciononostante il Parco Naturale Regionale delle Alpi Apuane concede rinnovi, deroghe e proroghe delle proroghe come non ci fosse un domani e noi di Apuane Libere – profondamente indignati per questo modo di tutelare le acque, la fauna, la flora e i geositi apuani – cercheremo di dispiegare ancora più sentinelle ambientali in tutti i comprensori del lapideo apuo-versiliese».
Nell’ultimo consiglio direttivo “Apuane libere” ha deciso di costituirci parte civile in un eventuale processo intentato ai danni della ditta, accusata «di abusi ambientali talmente gravi, per il cui il codice penale prevede pene severissime e non prescrivibili. Auspicando un rapido ritorno alla legalità – conclude Briccolani – invitiamo l’amministrazione comunale di Seravezza, ad attivarsi prontamente, non solo revocando, come previsto dall’articolo 37 della Legge Regionale numero 35 del 2015, la concessione alla quella ditta Henraux che per l’ennesima volta si è posta fuori da quelle pochissime leggi che ancora tutelano l’ambiente apuano, ma dismettendo tutta la zona alle pendici settentrionali del Monte Altissimo in quanto caratterizzata da numerose cavità di cui ben 24 assorbenti censite nel catasto regionale delle grotte e meritevole pertanto di essere salvaguardata da ulteriori devastazioni». —
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