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Il Comitato: «Le denunce? Ce le aspettavamo Non ci hanno dato scelta»

L.B.
Il Comitato: «Le denunce? Ce le aspettavamo Non ci hanno dato scelta»

“Le voci degli alberi” spiega che la manifestazione è stata necessaria «perché ci sono state fatte promesse sempre disattese»

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pietrasanta. «Ci sono state fatte promesse, sempre disattese. Per cui siamo stati obbligati ad intervenire fisicamente sul cantiere perché non ci è stata data altra scelta». Prende posizione, in scia alle 23 denunce per le azioni di protesta contro l'abbattimento dei tigli di piazza Statuto, il Comitato La Voce degli Alberi.

«Ci aspettavamo le denunce e ne prendiamo atto. Una conseguenza a cui purtroppo non abbiamo potuto sottrarci perché non ci è stata data la possibilità di farlo, dialogando. Crediamo infatti nel confronto, nella crescita e nelle scelte da prendere insieme per il bene della collettività. La mancata conoscenza del vincolo storico da parte dall’amministrazione comunale fa supporre una modalità approssimativa e parziale nell’affrontare gli interventi sui luoghi della comunità. Piazza Statuto è a tutti gli effetti un monumento pubblico, tutelato – si legge in una nota dello stesso Comitato – come tale dall’articolo unico della legge n° 559 del 21 marzo 1926, per altro legata a un’ideologia che dovrebbe essere molto cara e presente a questa amministrazione. È una grave inadempienza che l’amministrazione ancora non abbia restituito alla Soprintendenza gli approfondimenti richiesti, una mancanza che si unisce all’inasprimento dei rapporti voluta dall’amministrazione stessa che ci ha condotti a rasentare i limiti del lecito. Per cui noi andiamo avanti a tutela e, ancora, nel rispetto di un patrimonio ambientale ribadito dalla storia stessa della piazza».

I membri del Comitato spiegano di venire accusati «di avere procurato danni alla collettività rallentando l’operato del cantiere e allora noi replichiamo: chi potrà calcolare il costo sociale che subirà la città dallo scempio ambientale e storico che questa amministrazione sta perpetrando? Per cui prendendoci la responsabilità delle nostre azioni, non ci facciamo intimorire e proseguiamo nella difesa del bene comune, sostituendoci a chi dovrebbe farlo per noi. Come sosteneva Franklin Roosevelt: un Paese che distrugge il suo suolo, distrugge sé stesso. Siamo abituati alle modalità di azione del primo cittadino, che si sottrae alla conciliazione e alla piazza».

«È a dir poco disdicevole dovere contrattare su un marciapiede un tavolo tecnico chiesto ufficialmente e a più riprese – fa sapere Alice Vocaturo, presidente del comitato Le Voci degli Alberi – ottenuto solo grazie alla mediazione del dirigente del commissariato. Ci chiediamo se questi sono i modi di un paese democratico improntato sul dialogo civile. Abbiamo sempre tentato di aprire un dialogo attraverso modalità più concilianti.

«Ci sono state fatte promesse, sempre disattese. Adesso è facile strumentalizzare le denunce per mettere in cattiva luce il comitato, una modalità indicativa della frattura esistenze fra amministrazione e cittadinanza. Ricordiamo a tutta la comunità che quegli alberi oggi sono ancora in piedi grazie alla piazza che ha manifestato il proprio dissenso». —

L.B.

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