Italia
La normalità ha il sapore del caffè al banco Tutti contenti, baristi e clienti affezionati
Gli avventori: «Il bicchierino da asporto? Preferivamo rinunciare». Gli esercenti: «Recuperiamo un rito che amiamo»
Tiziano Baldi Galleni
viareggio. È stata la riappropriazione di un rito, quello del caffè o del cappuccino gustato nella tazza calda, davanti al bancone del bar. Con il barman che dà il «buongiorno» e l’odore della macchina del caffè sotto il naso. Una pausa veloce, che è nel dna degli italiani, per uno stacco dal lavoro o per scambiare due chiacchiere in piedi. Mentre per i titolari dei caffè della Versilia, da ieri, con l’allentamento delle restrizioni anti-Covid c’è stata la possibilità di tornare ad usare i posti a sedere all’interno, per l’aperitivo, la colazione o il pranzo.
Il giorno della riconquista di una quasi normalità è piaciuto, a clienti e gestori. Al caffè Fanatiko di Viareggio in tanti clienti ieri già ne hanno approfittato. «È possibile consumare dentro?», qualcuno ha chiesto con timore. Mentre Giusy Salamone, residente a Firenze e in vacanza due giorni a Viareggio per una prima tintarella al mare, era ben consapevole della nuova possibilità. «Sono felicissima – ha detto – dopo tanti mesi, finalmente. Spero non si debba più tornare indietro». Lo spera anche Alessandro Pierini, ex noto calciatore e titolare del Fanatiko. «Questo è un rito per noi italiani – commenta – Torniamo alla normalità servendo i clienti al banco. Spesso si tratta proprio di una fermata di due minuti. Inoltre i locali potranno da oggi sfruttare gli spazi interni e fare tavoli da oltre quattro persone all’esterno: per il nostro lavoro rappresenta un’opzione importante».
Altro posto molto frequentato a Viareggio, amato per colazioni e aperitivi, è il Café Fappani, davanti a piazza Mazzini. Con cornetto e tazza in mano Mara Cotogno di Macerata, con l’amica Gloria Chiagnerelli di Senigallia, residente a Roma. Sono in vacanza in Versilia. «Finalmente un po’ di libertà – dicono – Talvolta abbiamo fatto a meno del caffè o del cappuccino al bar, perché nel bicchierino di carta era improponibile, preferendo la colazione a casa. Ora ricominceremo assiduamente». Infatti per la responsabile del Fappani, Roberta Mugnani, «tante persone sentivano la mancanza di questo gesto, perché è un fatto di quotidianità. Ma in molti stamani (ieri ndr) chiedevano se era consentito, perché sono ancora frastornati, mentre altri con queste giornate preferiscono stare fuori». Spostandoci a Marina di Pietrasanta, ieri mattina c’era entusiasmo per la novità tanto attesa anche allo storico Caffè Bistrot Margherita, gestito da Settimo Giusti da dodici anni. Il suo è uno dei locali più antichi di Pietrasanta, nato prima del ’900 come caffè e albergo. «Si riacquisisce una libertà che ci è mancata – dice – anche se noi eravamo fra i meno sfortunati con una struttura tutta all’aperto, e abbiamo lavorato sia come ristorante che come caffè senza tante penalizzazioni. Ma ben venga perché c’era bisogno, e la gente soffriva a prendere il caffè in una bicchierino di cartone, per berlo fuori e furtivamente: era triste». È d’accordo Fabrizio Di Domenico, che abita a Castelfiorentino ma lavora spesso in Versilia, dove sta realizzando l’allestimento di un negozio, e conoscere bene il Margherita a Tonfano. «Per qualsiasi artigiano – dice Fabrizio – il tempo è tiranno: vai al bar, bevi il caffè e scappi di nuovo a lavoro. Se invece dovevo fare la fila, o sedermi per consumare, oppure stare in piedi fuori dal locale, preferivo rinunciarci».
Alla Caffetteria Il Giardino di Forte questa reintroduzione non cambierà la mole di lavoro: per loro sono lontane le code di clienti in fila per fare colazione ad uno dei caffè simbolo di piazza Garibaldi. A parlare è Massimo Salvatori che gestisce il locale con il socio Massimo Speroni. «Sarà un vantaggio soprattutto per il cliente a cui mancava questo rito – dice Salvatori – Noi aumenteremo la capacità dei posti a sedere, avendo la garanzia di un’area per i clienti anche se il tempo è brutto. Detto ciò, se comunque non potremo far entrare più di sei clienti all’interno in piedi a noi non cambierà tanto rispetto al lavoro che facevamo con l’asporto: il numero di clienti che può sostenere la nostra caffetteria è lontano. Stamani dei clienti già hanno iniziato a consumare al banco, ma manca la funzione principale delle nostre attività, la socializzazione». —
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