La manifestazione
Cai e Legambiente stroncano il piano Henraux per le Cervaiole
Per le associazioni il progetto per i prossimi 10 anni darebbe al monte un aspetto simile ai siti estrattivi di Carrara, con tanto di danno di immagine
seravezza. Secondo Legambiente Toscana e il gruppo regionale Toscana del Club alpino italiano, il complesso del sito di cave Cervaiole è già stato «deturpato con tanto di alterazione del profilo montano, culminata nella distruzione del Picco di Falcovaia». Pertanto i due gruppi di ambientalisti «esprimono congiuntamente la più viva preoccupazione per il nuovo piano estrattivo decennale presentato dalla ditta Henraux Spa».
Piano che non è stato ancora autorizzato, è una proposta e deve prima passare al vaglio degli enti, e nel quale è prevista la lavorazione su cinque fronti di cava per un totale di 710mila metri cubi di marmo estratti, fra blocchi e scarti.
«Pur comprendendo gli aspetti economici e occupazionali legati all’attività dell’azienda, non si può fare a meno di rimarcare – spiegano Legambiente e Cai - quanto l’intera area, ben visibile dal litorale come da gran parte della Versilia più interna, sia già stata abbondantemente deturpata», scrivono in una nota congiunta.
E ora, «nel caso venisse approvato, il nuovo piano prevedrebbe l’estrazione di ben 550 mila metri cubi in dieci anni ma in realtà una quantità complessiva ben superiore, considerando scarti e lavori di allestimento dei nuovi piazzali. Ciò finirà per dare a questo tratto del crinale spartiacque principale delle Alpi Apuane un aspetto simile a quello dei monti del distretto estrattivo di Carrara, causando un danno d’immagine non indifferente per la stessa Regione, oltre ai danni materiali di chi ha investito in attività ricettive e turistiche».
Insomma è una totale bocciatura da parte dei due gruppi di ambientalisti. Che sottolineano anche che le istituzioni dovrebbero tenere conto della causa legale sugli usi civici in corso, fra il Comune (e in precedenza anche l’Asbuc) e l’Henraux. La disputa è sulla titolarità di buona parte dei mappali del monte Altissimo, fra cui anche quelli dove risiedono la maggior parte della cave, come le Cervaiole. «L’eventuale ampliamento dell’attività di cava alle Cervaiole, oltretutto appare inopportuno anche per la presenza di aree di uso civico escluse dalla disponibilità dell’Henraux da una sentenza del luglio 2020», spiegano. C’è poi la questione del «sentiero 31 che proprio le cave delle Cervaiole hanno interrotto da ormai 20 anni e che verrebbe definitivamente cancellato con l’apertura dei nuovi fronti estrattivi. Un percorso che, oltre a essere il collegamento storico tra le frazioni di Azzano e Arni, offrirebbe la possibilità di innestarsi nel Sentiero Italia nel punto più prossimo alla Versilia litoranea e anche per questo andrebbe finalmente ripristinato». —
Tiziano Baldi Galleni
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