Sicurezza
Funivia crollata a Stresa, da Viareggio «dolore e rabbia che conosciamo»
I familiari delle vittime del disastro ferroviario del 2009 a fianco di quelli delle vittime della tragedia del Mottarone
viareggio. È l’ultimo in ordine dei tempo dei disastri italiani che l’uomo avrebbe potuto e dovuto evitare e così, invece, non è stato. Il presidente dell’associazione “Il Mondo che vorrei”, che riunisce i familiari delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio, – 29 giugno 2009, 32 vittime – prende posizione sulla tragedia della funivia Stresa-Mottarone, 14 vittime tra cui anche bambini e tre fermati dalla Procura di berbania. «ll dolore, quel dolore noi lo conosciamo bene. Mai avremmo voluto risentirlo e non ci sono parole per alleviarlo, anzi, ogni volta diventa più forte», sono le parole di Marco Piagentini, a nome dei familiari delle vittime di Viareggio. «Dolore che si mischia con la rabbia dell’impotenza di fronte a uno Stato sordo. Stato incapace di vedere un sistema di controllo della sicurezza che fa acqua da ogni parte( dighe, scuole, torri di controllo, ponti, navi e treni ecc.) e che solo gli stolti continuano a giustificare, per assecondare l’altro mostro: il profitto ad ogni costo», sono ancora le parole di Piagentini.
Che prosegue: «Ecco che arriveranno le giustificazioni e le frasi fatte (“Il cavo si è spezzato per una casualità”. oppure “è un cigno nero”). Rivedremo la passerella di manichini genuflettersi davanti alle bare, per poi giustificarsi della propria incapacità di legiferare sulla base di ciò che è avvenuto per migliorare questo Paese, o vomitando, di fronte a domande puntuali, le solite frasi di rito: “Perché di fronte al dolore non abbiamo strumenti”».
A tutto questo – ricorda Piagentini – «aggiungiamo la sentenza del nostro processo, utilizzata come paravento di uno Stato che aveva l’occasione di sottolineare l’importanza della sicurezza nei luoghi di lavoro e per i lavoratori stessi, ma che per sua scelta ci ha voluto riportare indietro di 40 anni, e oggi si piange chi muore di lavoro e per lavoro. Ci auguriamo, ascoltate le ultime notizie, che le indagini possano continuare a far emergere i responsabili, e che la prescrizione non intervenga a cancellare ogni reato. Per i familiari abbiamo solo un abbraccio da portare, un abbraccio vero e sincero di solidarietà e di vicinanza. Sappiate che noi ci saremo anche quando tutto e tutti si dimenticheranno o vorranno dimenticare, per non far emergere le proprie responsabilità». —
altri servizi a pag. 2,3 e 5
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