Il Tirreno

Versilia

Le associazioni di categoria 

«Servire ai tavoli aiuta a controllare la situazione»

Confcommercio e Confesercenti invitano gli esercenti  a rispettare la norma che vieta la somministrazione  di bevande alcoliche ai minori

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Viareggio. Spetta al titolare dell’esercizio commerciale adottare tutte le misure opportune volte ad evitare la vendita di alcolici a minori e deve usare la necessaria diligenza nell’accertamento dell’età del consumatore. Su questo non ci sono dubbi e anche le associazioni di categoria, Confesercenti e Confcommercio, invitano gli esercenti e i propri dipendenti a rispettare la legge e a controllare l’effettiva età dei giovani ai quali vendono birre o altre bevande alcoliche.

«Come associazione di categoria non possiamo che invitare gli esercenti al rispetto delle regole e quindi a non somministrare alcolici a chi non ha ancora compiuto 18 anni – dice Piero Bertolani, vicepresidente di Confcommercio Lucca e Massa con delega alla Versilia – Non conosco ancora nel dettaglio la vicenda del bar multato a Viareggio. Se la titolare ha venduto alcolici a ragazzini minorenni non è difendibile. Se lei invece potrà dimostrare di avere servito solo clienti maggiorenni allora è tutta un’altra storia». Confesercenti ricorda che gli alcolici si possono comprare anche nei minimarket e supermercati. Sia nei centri commerciali come nei bar capita, e di questo le associazioni sono a conoscenza, che a comprare le bevande alcoliche sino maggiorenni che poi le passano agli amici anche se questi non hanno ancora 18 anni. Il lungo lockdown pare avere aggravato il numero di adolescenti che abusano di alcolici e sostanze vietate sia nelle grandi città come nelle realtà di provincia. Manuel Sakay, coordinatore dei pubblici esercizi Fiepet Confesercenti Versilia, invita i colleghi ad attenersi scrupolosamente alla normativa. «Gli alcolici ai minori non vanno venduti e in questo periodo ci vuole ancora più attenzione. Sappiamo tutti che i giovani pagano le conseguenze del lockdown. Come commercianti dobbiamo fare la nostra parte. In primo luogo dobbiamo evitare gli assembramenti. Se entrano poche persone alla volta in un locale è anche più facile controllare a chi va effettivamente la bevanda», commenta il titolare del Sakay Cocktail Ristobar di Camaiore. Il divieto di assembramento per evitare la diffusione del coronavirus alla fine non dà alibi agli esercenti che dicono di non avere la possibilità di controllare chi consuma alcolici e superalcolici. «Se i clienti stanno seduti ai tavoli è più facile tenere sotto controllo la situazione soprattutto quando i frequentatori di un locale sono molto giovani. Tutti sappiamo che i ragazzi hanno l’abitudine di passarsi le bevute. Se si evitano gli affollamenti forse è più facile limitare anche comportamenti a rischio», conclude Sakay. —

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