Il Tirreno

Versilia

Festival pucciniano 

Sconto per visitare la mostra dei costumi di Iva Pacetti

Donatella Francesconi
Sconto per visitare la mostra dei costumi di Iva Pacetti

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torre del lago. Accordo di collaborazione tra Fondazione Festival Pucciniano e Museo del Tessuto di Prato, come ha annunciato la presidente della Fondazione in riva al lago, Maria Laura Simonetti. Al Museo dei tessuto è in corso da ieri e fino al 21 novembre la mostra “Turandot e l’Oriente fantastico di Puccini, Chini e Caramba”. La mostra è frutto «di un lungo e accurato lavoro di ricerca compiuto dal Museo sullo straordinario ritrovamento di un nucleo di costumi e gioielli di scena risalenti alla prima assoluta della Turandot di Puccini e provenienti dal guardaroba privato del grande soprano pratese Iva Pacetti», si legge nella presentazione dell’evento pratese.

«Il Museo del Tessuto», spiega Simonetti, dopo il ritrovamento dei costumi che erano davvero in cattivo stato, ha avviato una raccolta di fondi per il restauro. E la Fondazione Festival pucciniano ha partecipato con un piccolo contributo». Un legame che ha portato la presidente Simonetti a Prato, in occasione della presentazione ufficiale dell’esposizione, e che ha visto i due enti culturali stringere un’intesa a favore dei rispetti spettatori. «Gli spettatori degli spettacoli del Festival pucciniano avranno uno sconto sul biglietto di ingresso alla mostra e viceversa», ha annunciato Simonetti. Un’iniziativa presa «nell’ambito delle collaborazioni avviate in Toscana in un’ottica di marketing territoriale», spiega la Fondazione Pucciniana, che ha avviato anche altre collaborazioni come quella con il Conservatorio Boccherini di Lucca.

Trenta i «costumi straordinari» esposti, così la presentazione della mostra, «provenienti dall’archivio della Sartoria Devalle di Torino, comprendenti i ruoli primari e comprimari – l’Imperatore, Calaf, Ping, Pong e Pang, il Mandarino – e i secondari, i Sacerdoti, le Ancelle, le Guardie, i personaggi del Popolo. Costumi originali realizzati per la stessa edizione dell’opera, anch’essi inizialmente scomparsi, ma poi rocambolescamente ricomparsi a metà degli anni Settanta ed entrati a far parte definitivamente di questo meraviglioso archivio storico privato». —

Donatella Francesconi

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