Gioco
«La paura del virus sparita con l’aiuto dei medici»
La ristoratrice di Strettoia Emilia Sacchelli ripercorre le due settimane all’ospedale Versilia e la paura del covid
viareggio. Questa epidemia ci porta notizie luttuose: contagi, decessi e famiglie rotte da un virus. Ma l’animo umano riesce a trovare il bello anche in mezzo a tanta tristezza. La parola, in un periodo in cui respirare è difficile, assume i contorni della magia. Una su tutte: il “grazie”. Una parola che, anche se composta da sole sei lettere, è capace di far stare meglio non solo chi la pronuncia ma anche chi l’ascolta.
La 65enne Emilia Sacchelli, per 15 giorni ricoverata nel reparto Covid dell’Ospedale Versilia a Lido di Camaiore, ha deciso di rivolgere questa magica parola a tutto il personale medico ed infermieristico che durante quei giorni in ospedale le ha mostrato grande sostegno e vicinanza. «Il mio ringraziamento parte dal cuore e voglio congratularmi con tutto il personale dell’ospedale che nelle due settimane del mio ricovero mi ha assistito con tanta attenzione, empatia e sensibilità – racconta Emilia – sono stati giorni difficili e nonostante la paura di questo virus la professionalità e la vicinanza di medici e infermieri dimostrata nei miei confronti è stata più forte». Emilia è una nota imprenditrice: gestisce il ristorante la Cantina a Strettoia che riaprirà a giugno. Ma in zona è conosciuta da tutti con il soprannome di “Memi”. È stata ricoverata in ospedale dal 20 aprile fino al 3 maggio, quando poco dopo aver contratto il covid, ha iniziato a manifestare una polmonite bilaterale.
«Ho avuto molta paura – ammette Emilia – ma fortunatamente sono stata rassicurata dalla grandissima attenzione che caratterizza la nostra sanità. Il servizio sanitario se riesce a essere così eccellente è solo grazie al lavoro dei medici e degli infermieri che ogni giorno affrontano questo genere di situazione in prima linea e io ho visto con i miei occhi quanto lavoro e quanta sensibilità c’è dietro ogni minimo gesto».
Quando si è lontani dalla propria famiglia e ricoverati da soli in ospedale senza la possibilità di ricevere visite, la voglia di tonare a casa dai propri cari è ancora più forte e chi ha perso qualcuno sa che vuol dire la distanza in questi momenti difficili.
«Ci sono state delle ore in cui ero davvero giù di morale, ma anche in quei casi tutto il personale era sempre pronto a darmi forza per superare tutte le difficoltà – racconta Sacchelli – proprio riguardo a questo voglio rivolgere un ringraziamento particolare al Dottor Daniele Taccola che grazie al suo supporto è riuscito a incoraggiarmi e a farmi sentire a casa».
Il personale medico è chiamato non solo a fare il proprio lavoro ma anche a essere quel punto di incontro tra il malato e la famiglia: serve dunque tutta la loro empatia per colmare quella distanza obbligatoria, che purtroppo oggi va rispettata per la sicurezza di tutti
«Anche io e mio padre abbiamo avuto il coronavirus – racconta il figlio di Emilia, Lorenzo Silicani – fortunatamente noi in forma più leggera. Quando la mamma è stata ricoverata in ospedale ci siamo preoccupati molto, ma fin da subito abbiamo capito che era in ottime mani, per questo anche io e mio padre vogliamo dire un sincero grazie a tutti per aver dimostrato non solo grande professionalità ma anche profonda sensibilità in una situazione così delicata dove la paura e lo sconforto, senza un sostegno vicino, possono rappresentare un ostacolo insormontabile». Chissà se dopo tutto questo saremo davvero migliori. Sicuramente avremo più fiducia nei nostri medici. —
Sara Fantinato
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
