Il dolore
Nieri e Paolini, 100 anni dalla morte: il Comune rende perenni le sepolture
Il 16 maggio 1921 furono uccisi un calafato e un marinaio di 25 anni Un vero e proprio omicidio politico che è rimasto impunito
Già uomini fatti, come usava cento anni fa, all’età di 25 anni. Uomini, lavoratori del mare e antifascisti. Pioveva a dirotto il 16 maggio 2021, tanto che Enrico Paolini, marinaio da poco sbarcato dal veliero “Bella Italia” in porto a Savona dice al padre – poco prima di essere ucciso – «appena smette la pioggia vengo a casa», come ricorda Paolo Fornaciari, già direttore dell’archivio storico di Viareggio, in un bell’articolo sul Tirreno nel 2008. In quella che all’epoca era piazza Vittorio Emanuele (piazza Grande) si affrontano «una decina di fascisti guidati dall’allora segretario del Fascio» e «simpatizzanti della sinistra».
Quando lo scontro – la sfida prevedeva che si facesse a pugni – sembra sul punto di poter essere evitato, scoppia la rissa. E nella rissa arrivano gli spari. «Secondo la conclusione della perizia dei dottori Pietro Bini e Guido Zeppini», scrive Fornaciari, « effettuata per l'accertamento delle cause della morte di Nieri e Paolini, il Nieri (che di mestiere era calafato, ndr) fu colpito alla testa, all’inizio della rissa, da un proiettile blindato di calibro 9 con carica esplosiva, sparato alle spalle da circa dieci metri di distanza da una pistola automatica che entrato dall’orecchio gli devastò il cervello mentre piegato in avanti cercava di porsi in salvo». Paolini, invece, «fu colpito alle spalle mentre cercava riparo nella fase finale della rissa, quando i fascisti retrocessero verso via Garibaldi, da un proiettile di piccolo calibro blindato e di altissima velocità, che perforato polmone e cuore, fuoriuscì dal torace. La morte fu istantanea e cadde nella piazza, quasi all’angolo tra la via Battisti e la via San Francesco».
Entrambi i giovani lavoratori colpiti alle spalle, dunque. Ma nessun sparo arrivato dall’alto, secondo la ricostruzione storica dettagliata, diversamente da quanto affermato ieri in consiglio comunale quando il capogruppo della Lista azzurra (quella del sindaco), avvocato David Zappelli, ha annunciato le iniziative per il centenario. Tanto che nella ricostruzione di Fornaciari viene citato anche l’articolo che venne pubblicato il 23 settembre 1921 dalle colonne del “Il Popolo d’Italia”: il corrispondente Felice Policreti scriveva: «Nel maggio scorso, in seguito a una tracotante sfida lanciata da un centinaio di sovversivi, una quindicina di fascisti stese al suolo un paio di comunisti».
Nell’annunciare la cerimonia che sarà organizzata il prossimo 16 maggio, nel pomeriggio, a partire dalla sede della “Lega Maestri d’ascia e calafati” che ha la sede storica in via Coppino, Zappelli ha reso noto che in occasione del centenario dei drammatici fatti, il Comune ha deciso «di rendere perpetue le sepolture di Nieri e Paolini nel cimitero comunale». Un riconoscimento dovuto alla memoria dei due figli di Viareggio vigliaccamente uccisi. —
D.F.
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