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Il calamaro gigante metafora di vita nel nuovo romanzo di Fabio Genovesi

Claudio Vecoli
Il calamaro gigante metafora di vita nel nuovo romanzo di Fabio Genovesi

«Era il mio animale preferito quando ero un bambino ma tutti mi prendevano in giro: però avevo ragione io» 

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Claudio Vecoli

Forte dei Marmi. Il calamaro gigante come metafora del mondo e della vita. Fabio Genovesi parte da questo animale – un tempo ritenuto mitologico, ma che recentemente si è scoperto esistere davvero con tanto di foto e filmati – per raccontare il suo nuovo libro, uscito proprio oggi in libreria. Il calamaro gigante è infatti anche il titolo del romanzo pubblicato da Feltrinelli. Un titolo che richiama alla mente il mare, l’avventura, la fantasia. Tutti ingredienti di cui lo scrittore fortemarmino ha fatto buon uso in questa storia in cui si viaggia nel tempo e nello spazio. E che parte dalla spiaggia di Forte dei Marmi e arriva fino a scandagliare gli abissi inesplorati degli Oceani.

Allora Fabio, partiamo dal titolo. Perché una storia che ruota intorno al calamaro gigante?

«Era un’idea che mi frullava in testa da parecchio tempo, ma che era sempre rimasta sospesa, chiusa in un cassetto. Il calamaro gigante è infatti un animale che per moltissimo tempo si riteneva frutto della fantasia di qualche marinaio ubriacone che sosteneva di averlo visto ma che regolarmente non veniva creduto. Anzi, veniva deriso e denigrato. Qualche anno fa, invece, si è accertato che il calamaro gigante esiste davvero e che vive nelle profondità degli oceani. Ecco, è un po’ come se si scoprisse che Babbo Natale esiste davvero e che vive in qualche posto sperduto del mondo. E poi c’è anche una questione più personale in tutta questa storia…»

E cioè?

«Quando ero bambino, a scuola la maestra ci disse di disegnare l’animale che preferivamo. Quasi tutti ritrassero cani, gatti, pappagallini, criceti e altre bestiole domestiche. Io, invece, disegnai un calamaro gigante. Mi rimproverarono sostenendo che quell’animale non esisteva e mi guardarono tutti come se fossi un po’ matto. Ecco, dopo tanti anni posso finalmente dire che avevo ragione io».

Più che il calamaro gigante, però, il vero protagonista del libro è il mare.

«Esattamente. Noi tutti, e in particolar modo chi vive in una località di mare, siamo convinti di conoscerlo bene. In realtà noi ne conosciamo soltanto una piccolissima parte, quella più superficiale. Quando lo osserviamo dalla spiaggia, possiamo scrutarne soltanto la crosta esterna. E invece più della metà del mare è profondo oltre tremila metri. E di questo mondo noi sappiamo poco o nulla. Non sappiamo le meraviglie che conserva. Il libro serve anche a prendere consapevolezza di questo. E, indirettamente, vuol far riflettere sul fatto che noi ignoriamo quasi tutto del mondo. Ma al contrario ci accontentiamo di quella piccola porzione che abbiamo sotto gli occhi e che poi finisce inevitabilmente per annoiarci».

Un invito a scoprire la natura, insomma…

«Sì, ma con una premessa. L’uomo, cioè noi, siamo parte integrante della natura. A volte mi capita di sentire qualche genitore che dice: “porto mio figlio nella natura”. Come se noi fossimo qualcosa di altro rispetto alla natura. Ecco, mi piacerebbe ribaltare questa idea. Ci aiuterebbe anche a comprendere quanto la realtà sia la più grande fonte di fantasia che esista».

Una natura che va difesa.

«Ci mancherebbe. Nella parte finale del libro parlo molto dell’inquinamento del mare. Senza pistolotti, ma utilizzando delle storie. Parlo ad esempio delle mareggiate, che rischiaffano a riva tutte le porcherie che noi ci gettiamo dentro. E poi mi chiedo una cosa: possibile che, dalle cannucce ai bicchieri, per realizzare quasi tutti i prodotti “usa e getta” utilizziamo un materiale pressoché eterno come la plastica? È una contraddizione di cui non riesco a darmi una spiegazione».

Quanto c’è della Versilia in questo libro?

«Anche se non la nomino mai, in realtà è molto presente. A cominciare dalle prime pagine, visto che il romanzo parte in riva al mare. Più in generale posso dire però che non avrei potuto scrivere questo libro se non fossi nato e cresciuto in Versilia. Chi non vive in un posto di mare, chi non può ammirare la vastità del mare, pensa che il mondo possa essere confinato fra case e palazzi. E finisce inevitabilmente per chiudersi anche di testa. Invece il mare ti aiuta a capire che anche la costruzione più grande dell’uomo finisce per essere minuscola di fronte alla vastità del mare».

Quando presenterai il tuo nuovo libro qui in Versilia?

«Ovviamente siamo tutti quanti un po’ legati alle norme anticontagio. Se però non ci saranno controindicazioni, la prima presentazione in Versilia dovrebbe essere il prossimo 5 giugno alla Villa Bertelli di Forte dei Marmi. Prima non riesco, perché anche quest’anno seguirò il Giro d’Italia raccontando per Rai Sport i posti dove la corsa farà tappa. La prima presentazione del libro, invece, è invece già fissata per il 18 maggio, giorno in cui il Giro riposerà. In quell’occasione sarò online dalla Feltrinelli di Milano sulla pagina Facebook della casa editrice».

A proposito di casa editrice. Per la prima volta pubblichi con Feltrinelli: un cambio di scuderia ?

«No, la mia casa editrice resta Mondadori. Però l’idea di questo libro era nata e cresciuta con una editor di Feltrinelli e mi è sembrato naturale pubblicare con loro».

Fra l’altro Il calamaro gigante sarà tradotto anche all’estero…

«Già. Nonostante esca solo oggi in Italia, ci sono già alcune case editrici straniere che hanno deciso di pubblicarlo. So che il libro uscirà in Germania, Francia, Spagna e Grecia. È un grande onore e una grande soddisfazione. E spero che la platea potenziale di lettori possa ulteriormente ampliarsi. Altri miei libri – da Il mare dove non si tocca a Chi manda le onde – sono stati tradotti in paesi lontanissimi come la Corea. E devo dire che la sensazione che possano leggere le tue storie anche in posti così distanti è sempre molto particolare e piacevole». —

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