Gioco
L’edilizia vola sulle ali del Superbonus Aperti 100 cantieri in tutta la provincia
Varia: «Strumento ottimo per far ripartire il settore, ma vanno risolti i problemi legati all’applicazione della normativa»
Barbara Antoni
LUCCA. Un centinaio i cantieri avviati in provincia di Lucca da quando il superbonus del 110 per cento è entrato in vigore. Per le imprese edili il lavoro, secondo i dati di Ance Toscana Nord, ha avuto un incremento pari all’8,3 per cento, in Toscana e anche sul nostro territorio. Ma il risultato finora ottenuto non è quello che le aziende si sarebbero aspettate, anche per le complicazioni che comporta svolgere le pratiche per le commesse che beneficiano dell’agevolazione disposta dal governo per opere di ristrutturazione edilizia.
«La situazione è un po’ cambiata rispetto al 2020, anno dell’incertezza, in cui nessun istituto era disposto a fare cessioni del credito – spiega Alessandro Cafissi, presidente di Ance Toscana Nord –. Adesso lo fanno le banche. Prima di iniziare a lavorare molte aziende hanno consultato un legale: l’Agenzia delle Entrate ha otto anni di tempo per controllare le pratiche e volevamo evitare che fra qualche anno ci tornassero sopra: sarebbe la rovina delle aziende. Da quando il superbonus è stato introdotto, sono stati avviati 835 cantieri in Toscana. In Ance Toscana Nord, sono 22 le aziende che lavorano con questa agevolazione, circa un centinaio i cantieri avviati in provincia di Lucca. Il problema è l’incertezza sulla durata del “bonus 110”: Ance ha chiesto che sia prorogato almeno a tutto il 2023; al momento è valido fino a giugno 2022 per cantieri già al 60-70 per cento del lavoro».
Tre in particolare, secondo Cafissi, i problemi che si trovano davanti le aziende alle prese con lavori che usufruiscono del “bonus 110”. «Verifica di conformità urbanistica, ottenimento delle asseverazioni, conflitti condominiali – elenca il presidente di Ance –. Sono questi i principali ostacoli che ci troviamo davanti. Col “bonus 110” dei cantieri sono partiti, ma noi speravamo in qualcosa di più. Quando andiamo a operare sui condomini, basta ad esempio che un appartamento su dodici non sia completamente in regola, che salta tutto il lavoro. Troviamo difficoltà a interfacciarci con i Comuni per avere i documenti necessari, perché molti uffici sono in smart working. E non ultimi i costi delle materie prime: da novembre 2020 il ferro da costruzioni è aumentato del 120-130 per cento; pvc, calcestruzzo e inerti costano fino al 50 per cento di più. Oggi le aspettative delle aziende sono per il 61 per cento di lavorare con il “bonus 110”, per il 17 con le ristrutturazioni, per il 14 con le facciate».
«Lo strumento del superbonus – è dell’avviso anche Stefano Varia, presidente della Cassa Edile – è uno dei pochi validi introdotti dal governo, ed è un’occasione particolare per coloro che devono fare lavori di ristrutturazione per edifici datati e per il risparmio energetico. Uno strumento ottimo, che ha dato aspettative sia alle imprese che al settore dell’edilizia. Ha creato problemi l’applicazione della normativa, complicata nella genesi: fare una pratica per il “bonus 110” ha presupposti che richiedono la figura di un professionista. Infatti sono nate società ad hoc per fare queste pratiche». Anche secondo l’osservatorio di Varia «le imprese di costruzioni ora stanno lavorando, il mercato si è mosso, ma serve semplificare le procedure». Potrà il “bonus 110”, nel prossimo futuro, determinare un incremento anche di personale oltre che di cantieri aperti? «Dal 2008 a oggi – risponde Varia –, l’edilizia ha perso il 35 per cento di imprese e il 36 per cento di occupati. Nel 2020 la moria si è fermata grazie al fermento per le ristrutturazioni. Le imprese cresceranno perché strutturalmente hanno preso forza in questi anni. Ma dobbiamo tenere conto che in Italia il 61 per cento di imprese edili ha un solo dipendente; il 30 per cento da due a dieci dipendenti, il 4 da dieci a cinquanta addetti e solo uno “zero virgola” ne ha più di cinquanta. La mia sensazione è che quando verranno fuori i grossi finanziamenti del Recovery Plan non ci saranno imprese della dimensione necessaria a realizzare grandi opere». —
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