Il Tirreno

Versilia

Barghini (Asl): anche in Versilia vaccinazioni ai turisti

Matteo Tuccini
Il dottor Barghini in una scuola per fare tamponi anti Covid
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Il dottor Barghini in una scuola per fare tamponi anti Covid

]Il responsabile di Igiene pubblica: abbiamo bisogno
di spazi più grandi e di un numero maggiore di dosi

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VIAREGGIO. Anche la Versilia vuole somministrare i vaccini anti-Covid ai turisti, entrando nel giro delle località di villeggiatura che in estate forniranno questo servizio aggiuntivo ai propri ospiti. È Franco Barghini, responsabile dell’Igiene pubblica dell’Asl in Versilia e da oltre un anno in prima linea nella lotta sul campo alla pandemia, ad accogliere a braccia aperte l’annuncio del commissario Francesco Paolo Figliuolo: «Sarebbe una sciocchezza rinunciare a questa opportunità – dice Barghini – Ma serve un’organizzazione adeguata, e da subito: siamo a maggio».

Dottor Barghini, l’idea del generale e commissario all’emergenza Covid è di ampliare la platea dei vaccinati grazie ai luoghi di vacanza. Con l’obiettivo di coprire soprattutto i giovani. La Versilia è in grado di farlo?

«Stiamo procedendo bene con le vaccinazioni. Io stesso sono reduce da una giornata con 90 visite pre-vaccinali, le cosiddette visite anamnestiche (dove il medico si accerta che la salute del paziente non abbia controindicazioni, ndr). Se le dosi ci sono, abbiamo una struttura come il Terminetto in grado di somministrare 1.000 vaccini al giorno. Però potrebbe non bastare».

Che cosa servirebbe?

«Spazi più ampi, che evitino assembramenti. Vaccinare anche i turisti vuol dire aggiungere alla nostra popolazione un quantitativo di non residenti che cambierebbe, e anche parecchio, le nostre necessità. Avremmo bisogno di strutture in aggiunta al Terminetto e di un numero maggiore di dosi rispetto a quelle che ci vengono fornite oggi».

Secondo lei è un’opportunità o un problema?

«Assolutamente un’opportunità. Non sono un imprenditore, io faccio il medico, ma perché dovremmo rinunciare a qualcosa che darebbe maggiori garanzie di sicurezza, oltre che un’ottima immagine della Versilia? Certo: io parlo da persona che lavora sul campo, l’organizzazione deve essere adeguata e partire da subito. Siamo già a maggio».

Come valuta l’andamento della pandemia in Versilia? C’è davvero un miglioramento o è un’illusione?

«Il miglioramento c’è. Forse un pochino meno di quanto ci saremmo aspettati, ma c’è. Va detto che l’ospedale è ancora pieno di malati Covid. Ed è chiaro che i contagi, oggi in numero contenuto, potrebbero risalire in maniera inaspettata».

A Viareggio c’è una scuola chiusa per Covid: quanto pesano le scuole aperte sul numero dei casi?

«Le scuole non sono il problema: ci sono percentuali di rischio come in tutti i contesti sociali. È chiaro che possono esserci situazioni complicate a seconda dell’età di bambini e ragazzi, ma non è certo responsabilità degli istituti scolastici aperti se abbiamo più o meno contagi».

Quando vedremo l’effetto delle vaccinazioni anti-Covid?

«Lo stiamo già vedendo. Notiamo che la parte di popolazione immunizzata, se viene contagiata di nuovo dal virus, sviluppa forme asintomatiche o quasi. Stiamo parlando di persone come gli anziani, in special modo nelle case di riposo, che durante la pandemia sono morte in gran numero per il virus». Però l’ospedale Versilia è ancora pieno di malati nei reparti Covid. «Sono in media più giovani e ovviamente non hanno la protezione del vaccino. Ci sono, è vero, alcuni anziani che sono stati contagiati in precedenza e che continuano a sviluppare forme molto serie della malattia, finanche alla morte. Ma abbiamo cominciato a vedere i 40enni che, se colpiti dal virus, possono anche stare male e finire in ospedale in gravi condizioni. Magari il ricovero avviene a scopo precauzionale, però questa malattia non è una passeggiata nemmeno per i quarantenni. Purtroppo al momento è difficile prevedere quando questa fascia d’età sarà vaccinata: temo che ci voglia ancora tempo».

Che cosa pensa della variante indiana, divenuta la nuova fonte di paura in tema varianti?

«Oggi il 95 per cento dei casi Covid sul nostro territorio sono dovuti alla variante inglese. La variante indiana è ancora qualcosa di estraneo, per quanto debba essere monitorata e studiata con attenzione per il futuro. Al momento gli studi in nostro possesso dicono che i vaccini dovrebbero reggere il confronto con le varianti: la paura è legittima, se serve a mantenere le distanze di sicurezza e le precauzioni necessarie. Tuttavia credo che dobbiamo fidarci della scienza».

Lei che ha preso di petto la pandemia condivide il pessimismo ribadito da alcuni suoi colleghi?

«Mah. Io, a dire la verità, oggi sono un po’ meno angosciato». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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