Elena Levantini, la scienziata in prima linea contro i tumori
Ha lasciato l’Italia per gli Stati Uniti. «Purtroppo da noi si investe ancora troppo poco nella ricerca»
Alessandro Pasquinucci
Viareggio. Elena Levantini è una delle tante eccellenze che la nostra città, o più in generale il nostro Paese, spesso tende a farsi sfuggire. Nata e cresciuta a Viareggio, dopo la laurea e il dottorato in biologia all’Università di Pisa si è trasferita a Boston, lavorando fin da subito nella prestigiosa Harvard Medical School, al fianco di un famoso professore di ematologia. È lì che ha focalizzato i suoi studi sul tumore al polmone, la principale causa di morte per malattie oncologiche al giorno d’oggi.
Parallelamente all’attività accademica americana, Elena ha iniziato a collaborare con il Cancer Science Institute di Singapore e dal 2012 è potuta tornare finalmente in Italia, dirigendo il laboratorio di oncologia molecolare presso l’Istituto di Tecnologie Biomediche del Cnr di Pisa. Grazie a questo incarico è riuscita a ottenere la possibilità di trasferire nel nostro Paese conoscenze e tecnologie sviluppate negli Stati Uniti, offrendo allo stesso tempo, l’opportunità di lavorare in un prestigioso contesto internazionale agli studenti italiani più brillanti. In questi anni ha contribuito a identificare alcuni fondamentali meccanismi molecolari che hanno un ruolo chiave nello sviluppo dei tumori al polmone.
Sulla base dei suoi studi, quindi, ha stabilito una collaborazione con una casa farmaceutica americana che ha creato un farmaco anti tumorale, dimostrando che tale farmaco fa drasticamente diminuire il processo tumorale nei modelli sperimentali di laboratorio. Questi risultati sono stati pubblicati su prestigiose riviste internazionali e hanno permesso al farmaco di essere testato in trial clinici su pazienti negli ospedali americani. «In America, così come in Asia, la ricerca prosegue a ritmi più veloci sia per i tumori che per qualsiasi altro tipo di malattia. Questo perché a investire ci sono tanti privati, che hanno capito che un sostegno attivo rappresenta un vantaggio e una ricchezza per tutti - racconta Elena, facendo un paragone con la realtà italiana - Purtroppo, nel nostro Paese i fondi destinati alla ricerca sono troppo pochi e molti studenti eccellenti sono costretti a emigrare per poter mettere concretamente le proprie abilità a frutto e al servizio di tutti».
Secondo Elena il Covid-19 è stato un esempio lampante di questa situazione. «La realizzazione dei vaccini all’estero in tempi rapidi è stata resa possibile da anni di studio e ricerca pregressi, che hanno consentito una più facile individuazione delle cure».
A tal proposito Elena, insieme al Cnr di Pisa, ha organizzato alcuni giorni fa un webinar con Dan Barouch, membro del team che ha sviluppato il vaccino americano Jhonson&Jhonson, rivolto agli studenti italiani di medicina e biologia.
Tanti altri sono i progetti che la vedono coinvolta, con l’obiettivo di andare a rendere sempre più specifiche ed efficaci le terapie in caso di tumore al polmone e non solo. Perché la ricerca può portare sempre a migliori risultati, con l’impegno e il contributo di tutti. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
