Gioco
Daniele Arcangeli, il viareggino entrato nell’Olimpo dei sommelier
Pluripremiato, ha lavorato nei migliori ristoranti d’Europa Ora è giudice della prestigiosa London Wine Competition
Lorenzo Bianchi
Viareggio. Daniele Arcangeli è un professionista conosciuto nel mondo dell’ ospitalità. Viareggino, sommelier professionista, nel 2015 ha vinto il titolo di miglior sommelier d’Italia Aspi e ha partecipato come candidato italiano al concorso come miglior sommelier del mondo organizzato in Belgio dall’Association de la Sommelierie Internationale nel 2018. Daniele ha legato il suo nome ad aziende e ristoranti di pregio assoluto: Pierre Gagnaire a Courchevel (2 stelle Michelin), Piccolo Principe a Viareggio (2 stelle Michelin), il mitico Fat Duck a Bray, in Inghilterra, ristorante tristellato di Heston Blumenthal e l'iconico 67 Pall Mall, esclusivo club londinese per amanti del vino, guidato dal master sommelier Ronan Sayburn. Daniele, dopo tanti viaggi, adesso vive a Londra, dove è stato scelto per partecipare, come giudice, alla London Wine Competition, importante concorso tenutosi a marzo di quest'anno che coinvolge illustri professionisti. Attualmente ricopre i ruoli di wine buyer e head sommelier presso Piazza Italiana, nel cuore della capitale inglese.
Daniele, lei è stato scelto come giudice per questo importante concorso. Immagino sia stata una grande soddisfazione...
«La London Wine Competition è un evento internazionale molto importante per le aziende che vogliono testare il proprio vino sul mercato; tutti i vini vengono assaggiati alla cieca da professionisti del settore; sono stato onestamente molto contento di far parte di questo “panel” di esperti. Molti di loro sono grandi professionisti affermati nel Regno Unito, Master of Wine, Master Sommelier e wine buyers per aziende prestigiose».
Quali sono stati i vostri criteri di valutazione?
«La qualità, lo stile, il rapporto qualità prezzo sono parametri assolutamente importanti da considerare. Quest’anno a causa della pandemia globale, i campioni di vino ci sono stati spediti a casa in veste anonima: ogni bottiglia recava un numero di serie e abbiamo valutato alla cieca secondo diversi parametri. Poi la recensione e l’attribuzione del punteggio vengono eseguiti online collegandosi al sito attraverso un username ed una password precedentemente assegnati. Successivamente vengono sommati tutti i punti e assegnati i premi secondo diverse categorie».
Ha lavorato in grandi strutture sia in Italia che all'estero. Quali sono le esperienze che l’hanno maggiormente influenzato?
«Senza ombra di dubbio le esperienze all’estero: nel Regno Unito la figura del sommelier è molto riconosciuta e ricercata perché altamente legata ai numeri e alle performances. Ci sono meritocrazia e un miglior rapporto tra lavoro e vita privata. Qui ho avuto la fortuna e l’onore di lavorare al “Fat Duck” a Bray, eletto miglior ristorante del mondo nel 2005 dalla guida “50Best”; poi è arrivata l’esperienza più importante della mia carriera il “67 Pall Mall” nel centro di Londra, una vera e propria banca del vino a disposizione dei membri composta da 6000 etichette provenienti da 44 paesi del mondo e 800 vini serviti al bicchiere. Pensi che al colloquio di lavoro ho dovuto rispondere a un test scritto di quasi 70 domande sul vino e degustare 2 vini alla cieca. Lo standard è altissimo».
Ora vive a Londra. E non è certo il momento migliore tra Covid e Brexit. È stato ed è difficile?
«Sono ormai quasi 3 anni che mi sono trasferito nel Regno Unito dopo alcune esperienze di lavoro in Francia e in Svizzera. Non è stato facile, all’inizio bisogna avere un po’ di spirito di adattamento ma in termini di opportunità di carriera Londra offre veramente tanto. Adesso con la Brexit sta diventando tutto più difficile, ma c’è bisogno di professionisti dell’ospitalità. Facciamo fatica a trovare personale specializzato perché tanti sono tornati nel proprio paese. Comunque lo stato inglese non ha lasciato indietro nessuno; c’è grande organizzazione e la burocrazia ha tempi rapidi».
Che consigli darebbe a un giovane che vuol intraprendere la professione di sommelier?
«Ho sempre amato viaggiare per arricchire le mie esperienze, conoscere persone intorno al mondo del vino ed imparare le lingue straniere. Consiglio di essere umili, avere sempre fame di conoscenza, studiare e lavorare sodo possibilmente in grandi strutture o con professionisti affermati. Il sommelier non è un titolo che si acquisisce con un corso ma serve tempo e dedizione per essere tali». —
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