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Cerimonia dove nacque il Palio «Tutti uniti per poter ricominciare»

Gabriele Buffoni
Cerimonia dove nacque il Palio «Tutti uniti per poter ricominciare»

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seravezza. Gli otto presidenti delle contrade di Querceta riuniti intorno al cippo commemorativo di via Catena, alle spalle della scuola media di Marzocchino. Lì, dove il 18 marzo 1956 venne corso il primo Palio dei Micci della storia, il mondo delle contrade si è simbolicamente riunito per onorare la manifestazione che per il secondo anno consecutivo mancherà dal calendario. «Ancora una volta siamo costretti a rinunciare a causa del Covid – commenta, commosso, il presidente della Pro Loco di Querceta Gianluca Ceragioli –: ora c'è bisogno di rialzarci e non sarà possibile senza l'aiuto e la passione dei contradaioli».

Il luogo stesso, che fa da altare all'invito del numero uno della Pro Loco, non è casuale. «Qui nel 1956 è nato il Palio, da qui spero di lanciare un invito alla rinascita di questa manifestazione – dichiara Ceragioli – chiedo a tutti i presidenti di contrada di non mollare, di essere più forti di questa pandemia, di resistere. E agli appassionati di sostenerli, perché un presidente di contrada o la Pro Loco stessa valgono poco senza il supporto dei veri protagonisti del Palio, i contradaioli: in molti si stanno allontanando dalle contrade, appaiono senza stimoli. Purtroppo anche tra i giovani. Ma per tornare nel 2022 a far vivere i nostri colori abbiamo bisogno di tutti».

Persa ormai la speranza per qualunque iniziativa legata al Palio, non è mancato l'appello della Pro Loco all'amministrazione comunale per aiutare le contrade nell'organizzare sagre o, se non sarà possibile garantire gli appuntamenti gastronomici, almeno alcuni sporadici eventi estivi affinché i gruppi possano finanziarsi in vista del prossimo anno. «Un aiuto concreto – queste le parole del presidente Ceragioli – anche a livello economico, magari con sgravi su alcune imposte comunali». «Faremo il possibile per quelle che sono le possibilità dell'ente – assicura la vicesindaca Valentina Salvatori - tra le tante incertezze del periodo, l'amministrazione cercherà di venire incontro alle contrade».

Il rischio è quello di perdere «il senso di comunità che da sempre caratterizza Querceta – come ha ricordato don Giuseppe Napolitano, il parroco della frazione – e che di questi tempi è un bene sempre più prezioso: mantenere salda una tradizione come il Palio che unisce un popolo nelle sue generazioni è essenziale, anche usando le nuove tecnologie».

Da parte delle contrade però c'è anche chi storce il naso e invita ad una riflessione più radicale. «Le contrade e il mondo del Palio sono a un bivio – dichiara il presidente della Lucertola Giovanni Boccoli –. Negli ultimi anni ho assistito a vicende di ogni tipo: regolamenti modificati oltre i tempi limite, omertà su certificazioni dubbie, decisioni prese sotto l'egida di chi alzava di più la voce. Tutto mentre eravamo impegnati a fare la "guerra" alla contrada rivale sul regolamento senza pensare al bene della manifestazione nel suo complesso. Anche in quest'occasione ci si è persi dietro l'ennesimo inutile incontro di rappresentanza senza dare spazio ai contradaioli, senza far suonare i nostri tamburi e chiarine, anche dalle proprie abitazioni. Il battito dell Palio è sempre più lento e se si continua su questa strada i fautori i questa eutanasia dovranno assumersi delle responsabilità». —

Gabriele Buffoni

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