Il Tirreno

Versilia

l’inchiesta  

Verifiche della Regione sui terreni con i fanghi tossici

Cesare Bonifazi
Verifiche della Regione sui terreni con i fanghi tossici

L’assessora regionale Monni ha dato incarico di effettuare i rilievi nel campo Intanto il Comune di Massarosa annuncia di volersi costituire parte civile

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Cesare Bonifazi

Massarosa. Arrivano le verifiche della Regione sul campo di via Duccini in cui c’è il sospetto che siano state versate delle ceneri tossiche prevenienti dalle concerie. È quanto annunciato dall’assessora all’Ambiente Monia Monni. La presenza di Monni si era sentita in Versilia soltanto nei mesi scorsi per il tavolo sulla balneazione che doveva decidere degli spandenti a mare sulla Fossa dell’Abate, opera promessa e neanche quest’anno realizzata.

E proprio di inquinamento si parla anche in questo caso ma legato alla maxi - inchiesta della Dda di Firenze. Secondo la ricostruzione degli inquirenti nel grande campo di via Puccini in zona Pioppogatto, sarebbero stati versati circa tremila metri cubi di Keu, cioè ceneri di risulta dei fanghi: materiali altamente tossici, che presentano valori inquinanti tali da non poter essere riusati in alcuna maniera.

Ad essere indagati in questo momento non sono né i proprietari del terreno né la ditta che ha eseguito i lavori. Lo sono invece gli imprenditori dell’impianto Lerose di Pontedera (Francesco Lerose, Manuel Lerose e Annamaria Faragò) che, secondo gli in-quirenti, sarebbero in contatto con il clan ndranghetista Gallace. Lerose, secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbero trattato i fanghi delle concerie miscelati con altri materia-li, per essere poi utilizzati come riempimento per lavori stradali (a partire dalla regionale 429) ma anche per finire smaltiti in altre zone, come appunto quella di Pioppogatto. Infatti il caso è esploso anche a Massarosa dove il sindaco, nella giornata di ieri, ha annunciato che il Comune si costituirà parte civile nell’eventuale processo.

Ma non solo: il problema principale, che preoccupa tutta l’amministrazione e i cittadini è la possibilità che ci sia stato effettivamente lo sversamento di materiale inquinante: l’area è estremamente permeabile e il materiale tossico potrebbe essere andato nella falda o addirittura essere arrivato al lago.

Per questo da ogni parte arrivavano richieste di chiarimenti e di verifiche: così dunque ieri Firenze ha dato il cronoprogramma delle indagini che verranno condotte da Arpat, l’agenzia regionale per l’ambiente. Verranno mappate, oltre all’area di Massarosa gestita dalla Ecogest, anche la società agricola i Lecci di Peccioli, alcuni terreni di Crespina Lorenzana, le aree di Castelfalfi e Pisa dove sarebbero avvenuti gli sversamenti e alcune zone della valle dell’Era e del Samminiatese.

«Ho chiesto ad Arpat – spiega l’assessora Monni - di estendere la campagna di monitoraggio a tutte quelle aree in cui è stato ipotizzato l’impiego di materiale potenzialmente dannoso per l’ambiente, quindi non soltanto nelle aree limitrofe alla Sr 429. Oggi più che mai è di fondamentale importanza la collaborazione tra Regione e sindaci, che ieri pomeriggio ho incontrato per condividere l’attività che stiamo predisponendo per fornire tutto il supporto possibile con lo scopo di assicurare la salvaguardia della salute dei nostri cittadini e della sicurezza ambientale, da sempre pilastri del nostro agire. Desidero ringraziarli tutti – prosegue Monni - per la preziosa collaborazione e attenzione, necessari per svolgere i nostri compiti istituzionali nell’interesse dei cittadini. Già da questa mattina dai Comuni ci stanno arrivando informazioni preziose per assicurare il miglior lavoro possibile di controllo e monitoraggio delle matrici ambientali».

Anche le associazioni ambientaliste, oltre la politica in maniera unitaria, si sono mosse perché venga fatta chiarezza sul caso.

«Ora - fanno sapere da Legambiente - in attesa che la magistratura faccia piena luce su quanto sta emergendo dalle indagini, non possiamo non ricordare i segnali d’allarme lanciati a più riprese da Legambiente con la presentazione del suo rapporto ecomafia, che vede la Toscana al sesto posto in Italia come reati ambientali, ben 2.197, accertati nel 2019. L’economia circolare va strenuamente difesa dai tentativi di stravolgerla, per smaltire illegalmente gli scarti di produzione e accumulare profitti illeciti, come sta emergendo dall’inchiesta Keu. Aggiungiamo - concludono da Legambiente - che una buona pratica si distingue da una condotta criminale per la severa e costante applicazione delle normative comunitarie e nazionali». —

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di Redazione web