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Fiorelli: «Finalmente ho rivisto mio padre»

R.L.
Fiorelli: «Finalmente ho rivisto mio padre»

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viareggio. È ricoverato nel reparto Covid dell’ospedale Versilia con la bronchite da circa dieci giorni, Giuseppe Fiorelli 85 anni commerciante noto al quartiere Varignano, dove la famiglia, ha un negozio di alimentari e due rivendite di tabacchi. Queste ultime sono gestite dai figli Marcello e Maurizio, una in via Aurelia Sud e un'altra in via del Pastore. Anche loro hanno contratto il virus quindi entrambi i tabacchini sono chiusi, quello in via Aurelia Sud dal primo aprile, l’altro dal 5 aprile. Anche la moglie di Fiorelli, Vanna, 78 anni è risultata positiva al virus, ma come i figli fortunatamente non ha avuto necessità di andare in ospedale. Tutti attendono in questi giorni l’esito del tampone per poter uscire e riaprire i negozi. Chi è riuscito a evitare il contagio è stato l’altro figlio, Gino che gestisce il negozio di alimentari in via Aurelia Sud, che mercoledì pomeriggio ha potuto per la prima volta a recarsi a far visita, se pur per un quarto d’ora, al padre in ospedale.

«Dopo tanti giorni sono riuscito ad andare a fare visita a mio papà, che è ricoverato nel reparto Covid al Versilia – dice Gino –: spero di avergli portato un piccolo attimo di gioia nel poter rivedere qualcuno di casa, che non siano stati solo dottori e infermieri, che devo ringraziare pubblicamente, anche a nome della mia famiglia, perché sono stati sempre molto disponibili, soprattutto nel tenerci aggiornati sulle condizioni di mio padre». Che deve aiutarsi con mascherina di ossigeno per respirare: « Quando sono stato a trovarlo, non ha potuto dirmi nulla, perché non poteva parlare, è in una stanza da solo. Prima di farmi entrare il personale del reparto mi ha fatto indossare, oltre alla mascherina,tuta, guanti, visiera, ovviamente per salvaguardare il paziente. Mi sono immedesimato nei medici, infermieri, oss che devono stare vestiti in quel modo per tutto il loro turno. In un quarto d’ora, il tempo che mi hanno consentito di far visita a mio padre, ho potuto rendermi conto dei sacrifici e la fatica, che fanno nel stare vestiti in quel modo, oltre quello di dover seguire al meglio chi si trova ricoverato in questi reparti. A questo punto non resta che sperare che le condizioni di mio padre possano gradatamente migliorare, anche se ci vorrà del tempo prima di guarire. I medici mi hanno detto che posso tornare a fargli visita e mi auguro che presto possano farlo anche gli altri miei fratelli e mia madre. Questa infatti per lui è la migliore terapia per migliorare e sconfiggere il virus, sperando poi che sia lui, che mia madre, possano vaccinarsi quanto prima». —

R.L.

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