Il Tirreno

Versilia

Il 32enne trovato senza vita a Montiscendi 

«Mio figlio non è tornato» A dare l’allarme è stato il padre

Melania Carnevali ; SERVIZIO A PAG. 9
«Mio figlio non è tornato» A dare l’allarme è stato il padre

Il corpo è stato trovato dopo ore dalla Polfer, la dinamica della tragedia è ancora tutta da ricostruire. La vittima gestiva un locale al Cinquale

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Melania Carnevali

Montignoso. C’è chi, quando ha ricevuto la notizia, è rimasto in silenzio al telefono. Chi ha imprecato. Chi ha chiesto un paio di volte «ma sei sicuro? » e alla fine i ha continuato a non crederci. Poi si sono ritrovati tutti lì, lungo i binari di Montiscendi, nel comune di Montignoso, dove Claudio Vita, 32 anni, titolare del bar Vintage al Cinquale, è stato trovato ieri mattina, intorno alle 7, senza vita. E ci sono andati anche se lui non c’era già più: era all’obitorio ad assorbire le lacrime di una madre e di un padre che lo hanno visto uscire di casa di notte e non lo hanno visto più tornare. Familiari, amici, conoscenti, anche il sindaco di Montignoso, hanno camminato lungo quei binari vuoti alla ricerca di una risposta. O forse solo per vedere l’ultima pietra toccata dal loro Clà.

A dare l’allarme, in piena notte, è stato il padre. Che per lui era più di questo: era un amico, un collega. La notte, lo aiutava nel locale, nonostante il giorno fosse impegnato nel suo negozio di frutta e verdura, davanti al tribunale di Massa. Alla centrale operativa il padre racconta che il figlio è uscito poco prima di casa, infuriato, che non è tornato e che lo hanno appena visto saltare su un treno merci diretto a sud. Per le ricerche, viene attivata subito la polizia ferroviaria di Massa che percorre i binari nella stessa direzione del convoglio. Ed è già passata l’alba, quando gli agenti, all’altezza della località Montiscendi, nel comune di Montignoso, trovano un corpo steso sui binari. È lui ed è morto. E a quel punto a qualcuno spetta il compito ingrato di dire ai genitori che il figlio è stato trovato, ma non vivo. E qualcun altro dovrà dire a un bimbo di cinque anni che non ha più il papà, anche se sarà difficile spiegarne il motivo. La dinamica non è ancora stata ricostruita del tutto. A occuparsi delle indagini sono i carabinieri di Massa, che ieri hanno ascoltato i primi testimoni e visionato le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona. A partire da quelle della stazione di Massa.

È da qui, stando alla ricostruzione di un testimone, che Claudio Vita si sarebbe lanciato sul treno merci in corsa, tenendosi aggrappato al vagone con un solo braccio (l’altro non lo poteva muovere per una vecchia frattura). Ma il convoglio sparisce veloce dall’occhio del testimone in direzione Montignoso e quello che succede dopo deve essere ancora ricostruito. Secondo alcuni amici, Vita stava inseguendo un uomo che lo aveva derubato del portafoglio la serata prima: sarebbe stato avvisato che era alla stazione di Massa da un amico e per questo sarebbe uscito di casa a mezzanotte. Una versione, però, non confermata dagli inquirenti che stanno ancora indagando. Non è chiaro quindi nemmeno cosa sia accaduto dopo: se Vita sia caduto da solo o se in qualche modo sia stato spinto a terra dal treno in corsa. Chi lo conosceva racconta che aveva tre passioni: il suo lavoro, i motori, o meglio le auto, e la più grande, suo figlio. Un bimbo di cinque anni avuto dalla ex compagna, con cui aveva trascorso mezza vita. Claudio Vita aveva deciso di essere, per suo figlio, quello che suo padre era stato per lui: un educatore, un amico, un collega, una spalla su cui fare sempre affidamento.

Con suo padre, lui divideva il bancone del bar, il Vintage, in piazza De André al Cinquale. Aveva aperto quel locale nel 2010. Aveva appena 21 anni. Era uscito dalle scuole superiori da poco (aveva frequentato l’istituto tecnico Meucci a Massa), ma aveva già trovato la sua strada. E il padre, che con la moglie ha un negozio di frutta e verdura davanti al tribunale di Massa, lo ha sempre appoggiato. Anche gli amici si sono fatti coinvolgere dal suo entusiasmo e si sono messi pennello e vernice ad aiutarlo. Voleva aprire un locale proprio lì, nel litorale del comune in cui viveva, cioè Montignoso. Credeva nel potenziale di quella zona, nonostante fosse lontana dalla movida della provincia. Massa aveva la sua zona, Carrara pure. A Montignoso mancava e lui voleva crearne una. Riuscì a portare lì giovani che fino ad allora passavano le serate altrove. Non solo quelli del comune, ma anche molti massesi e versiliesi. All’epoca esisteva ancora il Baraonda, storico discopub che ha animato le notti della provincia per tutti gli anni Novanta e i primi Duemila, e l’asse Vintage-Baraonda ha funzionato a lungo, anche se con uno strascico di risse tra clienti finite anche in tribunale (in cui Claudio Vita non era coinvolto). Poi c’erano le auto. Molti se lo ricordano girare per le strade del comune con la sua Mustang che, a differenza dei gelosi delle quattro ruote, faceva guidare anche agli amici e alle amiche. Si fidava, viveva la vita con serenità, nonostante avesse motivo per lamentarsi. —

SERVIZIO A PAG. 9

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