Toscana
Il progetto mai realizzato di Galileo Chini per lo sviluppo della Marina di Levante
Nell’immediato dopoguerra l’artista realizzò un piano in cui si prevedeva un polo turistico-sportivo lungo il Vialone
Paolo fornaciari
Si è aperto in questi giorni un dibattito sul tracciato della Ciclovia Tirrenica, che prevede di realizzare una ciclopista nella zona retrodunale della Lecciona per collegare la Marina di Levante alla Marina di Torre del Lago, in ordine a interventi che possono compromettere il particolare ambiente naturale che caratterizza quella zona della pineta di Levante. Il timore che si possa, in qualche modo, aprire la strada alla cementificazione di quell’ecosistema ancora incontaminato che fa parte del Parco Naturale, offre lo spunto per ricordare il grande progetto elaborato nell’immediato dopoguerra da Galileo Chini relativo alla sistemazione dell'arenile di levante di Viareggio, mediante la realizzazione di un avveniristico centro turistico-balneare, dotato di attrezzature sportive, alberghi e bagni, che doveva insistere proprio nell’area indicata oggi per la ciclopista.
Nonostante i consensi quasi unanimi che allora riscosse il progetto, questo rimase il grande sogno di Chini e dei membri della Commissione Turismo.
Oltre ai problemi economici legati alla difficoltà di reperire fondi per il finanziamento dell'impresa, non dovettero essere estranei altri fattori, se in una lettera del 1948, Alberto Sargentini rispose ad uno dei tanti solleciti di Chini: «Il tuo progetto è nel nostro cuore con il più sano proposito di realizzarlo e non dimenticarlo affatto come tu ingiustamente pensi, ma troppe sono le ragioni che ci impediscono di fare sollecitamente».
Negli anni che seguirono, l’interesse naturalistico di quella zona ebbe il sopravvento e alla realizzazione di un polo turistico-sportivo, che avrebbe invaso di cemento la pineta si privilegiò la conservazione dell’ambiente naturalistico e, preservando l’integrità della pineta, si crearono le premesse la realizzazione del futuro Parco Naturale.
Comunque, è interessante ricordare come nacque l'idea di questo progetto.
Viareggio, come molte altre città italiane, subito dopo la fine della seconda guerra si trovò nella necessità di cancellare le tristi testimonianze delle ferite sofferte durante i frequenti bombardamenti aerei, di rendere nuovamente vivo il territorio, di darsi una nuova identità basando la sua potenzialità sulla capacità di recitare da protagonista il ruolo di centro turistico-balneare alla moda e di offrire concrete risposte alle richieste di lavoro che venivano da una classe operaia in cerca di una qualsiasi occupazione.
Ecco che allora si pensò, sia per valorizzare gli arenili di levante, finalmente liberi della servitù del Balipedio, sia per sollevare il grave stato di disagio in cui versava la popolazione, di dare inizio alla costruzione di un viale a mare collegante le darsene con la vicina Torre del Lago, che avrebbe dovuto costituire la principale arteria di comunicazione del «futuro quartiere a carattere elegante e signorile» da edificare in quella stessa zona.
I lavori, che furono portati avanti e finanziati per lotti d'intervento, nel gennaio 1946 rischiarono di essere interrotti poiché il Ministero ai Lavori Pubblici, su intervento della Sovrintendenza di Pisa, richiese lo studio e l'approvazione di un progetto di sistemazione urbanistica della fascia costiera interessata dal nuovo viale a mare. I lavori, importanti più sotto il profilo sociale che urbanistico, comunque continuarono e dovette intervenire il Prefetto di Lucca che “invitò” il Comune ad aderire alle richieste della Sovrintendenza.
Allora, fu deciso di bandire un concorso di idee che ebbe carattere internazionale, non tanto «per la funzione che la nuova zona sarà chiamata a compiere, quanto per ragioni reclamistiche».
Interessanti risultano le indicazioni che furono fornite ai progettisti. Infatti, il bando specificava che «la destinazione della zona deve essere principalmente residenziale a carattere climatico-balneare con tutti gli impianti sportivi e mondani inerenti a tale scopo. Sono però da consigliarsi anche zone destinate a carattere educativo, attinenti allo sport, all'arte, alla mondanità, all'abbigliamento, alla marineria».
Il tono dell'intera sistemazione doveva essere «grandioso e signorile quale si conviene all'importanza internazionale che il nuovo nucleo dovrà necessariamente avere. In esso però dovranno trovare decoroso alloggio anche le maestranze operaie addette ai lavori e servizi».
Il progetto, che doveva insistere su un'area vergine, non ancora minacciata dalla speculazione edilizia, doveva «rispettare le bellezze naturali esistenti alla cui valorizzazione il piano doveva principalmente provvedere». Libera scelta veniva lasciata al tipo di edilizia da progettare, con la sola osservazione che, rivolgendosi ad una utenza principalmente stagionale, doveva «abbondare di ville e alberghi» ed inoltre doveva essere prevista per l'intera zona una ricettività di almeno 10-15 mila persone.
Nello stesso periodo fu anche istituita una Commissione comunale per lo studio dei provvedimenti che “si dovranno adottare per incrementare l'attività turistico balneare e marinara della città”. Fu proprio in seno alla Commissione Turismo che, alcuni mesi dopo, si formò un gruppo di lavoro, composto da Dario Billet, assessore ai Lavori Pubblici, Alberto Sargentini e dall'ingegner Ario Morandi, che fece proprio il progetto di Galileo Chini per la sistemazione degli arenili di Levante, realizzato sulla base di quanto indicato dal bando di concorso. Questo studio, presentato nelle sale del Kursaal, risulta un progetto grandioso ancor oggi ed allora doveva essere stupefacente ed impressionante, specie per una città storicamente poco avvezza ai grandi interventi di sistemazione urbanistica.
Le soluzioni che Chini prospettò avevano l'intendimento di «dare internazionalità» al già noto centro balneare viareggino. Questo grandioso progetto fu presentato da un modesto opuscolo, firmato per la Commissione Turismo da Chini, Billet, Morandi e Sargentini.
Il progetto consisteva essenzialmente nella realizzazioni di una “nuova città” fra il Vialone, che si stava allora costruendo, e il viale dei Tigli. Questi due viali, oltre a formare due arterie di collegamento, dovevano sviluppare una grandiosa pista di oltre dieci chilometri per ospitare grandi manifestazioni degli sports del motore.
Poi, nel perimetro formato dai due viali, fra la pineta ed il viale a mare, dovevano trovare collocazione gli impianti sportivi: un ippodromo per le corse al trotto, studiato non soltanto come campo di corsa, ma corredato di tutte le attrezzature, una piscina e un grande Stadio Olimpico nel quale erano state previste le attrezzature per le manifestazioni di tutti gli sport.
Il centro della nuova città progettata era caratterizzato dalla creazione di una zona internazionale, con un grande Casinò e alberghi di lusso, «muniti dei confort abituali delle grandi Metropoli».
Per finire, al limite del viale Litoraneo all'incrocio della strada di Torre del Lago era previsto «un villaggio marinaro» che doveva offrire al forestiero la possibilità di immergersi nel folclore locale con piccole costruzioni, caratteristiche taverne e trattorie dove avvicinarsi ai prodotti ed agli usi marinai e pescherecci. —
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