Sospiro di sollievo per i ristoratori «Ma eccessivi i due metri tra i tavoli»
La categoria: «Finalmente si riparte, non era più possibile aspettare. Sui protocolli anti-contagio chiediamo rispetto»
Matteo Tuccini
viareggio. Il via libera è arrivato anche per bar e ristoranti: dal 26 aprile ritorna la zona gialla e quindi, se la Toscana rientrerà in questa fascia di colore, i pubblici esercizi potranno ricominciare a lavorare almeno a pranzo. Non solo: è previsto che chi ha tavoli all’aperto possa accogliere la clientela anche a cena.
Il sospiro di sollievo della categoria, però, è un pochino mozzato dal fatto che i nuovi protocolli anti-contagio usciti dal confronto tra Stato e Regioni sembrano più proibitivi. In particolare tra i tavoli all’interno sarebbe richiesta una distanza di due metri, quando l’anno scorso si richiedeva il metro e mezzo. All’esterno, invece, la distanza proposta è di un metro.
«Per chi ha locali con spazi meno ampi significa, di fatto, non poter lavorare – protesta Guido Lombardi del ristorante Da Giorgio, una delle colonne storiche della ristorazione viareggina – La nostra sala interna ha una capienza a regime di 70 persone: con questa ulteriore limitazione perdiamo altri tavoli, non potremmo accogliere più di 20-30 persone. Di fatto è una discriminazione nei confronti dei locali più piccoli. Che a Viareggio, tra l’altro, sono in maggioranza. È importante tornare a lavorare, ma non in queste condizioni».
Marco Vaiani, esponente della famiglia di imprenditori che a Forte dei Marmi possiede l’Osteria del mare, Pesce baracca, Fratellini’s e il Bistrot, dice di aver «staccato tutto quando ho letto di questi nuovi protocolli... Possiamo stringere i denti per un altro paio di settimane; ma chi fa le regole deve rendersi conto che siamo nel momento più difficile della storia della ristorazione e più complicato per la nostra vita professionale. Parlo a nome della mia famiglia, dei colleghi ristoratori, ma anche dei nostri 190 dipendenti che in questo momento sono quasi tutti fermi al palo: in questo anno di pandemia, quando è andata bene, ne erano operativi 50-60. Di conseguenza chiediamo chiarezza e rispetto».
Oreste Bergamini, titolare del bar Fappani in Passeggiata a Viareggio, ha dalla sua un’ampia disponibilità di tavoli esterni che di fatto “anestetizza” un’eventuale restrizione sugli spazi interni. «La stanza che ho al chiuso non la uso più – ammette Bergamini – Per poter ovviare a una problematica del genere, mi viene a mente che potremmo copiare il modello Londra: mio figlio, che vive là, è stato a cena fuori di recente. Mi ha spiegato che chi non ha spazi interni a disposizione di particolare rilevanza ha la possibilità di utilizzare la strada adiacente al locale. Una volta conclusa la serata, si sbaracca tutto e via». Per Bergamini, che aveva auspicato come presidente del Centro commerciale della Passeggiata una ripartenza più veloce possibile – in effetti è stato accontentato – sarà fondamentale «rispettare le regole per non ricadere nelle restrizioni e nella zona rossa. Sappiamo tutti che ci sono stati casi di locali che non hanno mostrato grande disponibilità in questo: io invito le forze dell’ordine non solo a fare i controlli, ma anche a invitare tutti coloro che si trovano in strada senza mascherina e in condizioni di assembramento a rispettare le misure anti-Covid. Lo dobbiamo a chi vuole lavorare seriamente e a tutti coloro che hanno sofferto per questa pandemia».
Andrea Focacci, titolare del “Vaticano”, uno dei ristoranti più noti di Pietrasanta, non ha dubbi: ben vengano le restrizioni innescate dai distanziamenti fra tavolo e tavolo, «perché l’importante, come detto, è ripartire. Poi è evidente che la bozza prevista dalle linee guida, di due metri fra clienti a tavoli diversi, al chiuso, mi sembra eccessiva; ma se ci dicono di fare così, se queste distanze sono garanzia di sicurezza il ristoratore non avrà problemi – spiega Focacci – ad adeguarsi. Quello che conta è che il cliente, così come i lavoratori, possano ritrovarsi in un contesto dove sia stato azzerato o quasi il rischio del contagio. Al tempo stesso servono controlli, accurati, sul rispetto delle regole. Perché noi ristoratori, ma il discorso vale per ogni titolare di attività, dobbiamo attenerci a quanto indicato. Dobbiamo anche capire quante persone assumere in vista della stagione: quelle che oggi sono in cassa integrazione torneranno ovviamente al lavoro. Ma non posso garantire, e mi dispiace enormemente, con certezza un impiego a coloro solitamente convocati a chiamata. Fino a quando il quadro generale non sarà chiaro, non ci possiamo permettere di prendere impegni. E questo è un altro aspetto, drammatico, per i suoi risvolti occupazionali, dell’attuale emergenza sanitaria». —
(Ha collaborato
Luca Basile)
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