Il Tirreno

Versilia

il caso 

Tassa non pagata Sospesa l’estrazione da cava Rigo

T.B.G.

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SERAVEZZA. Non avevano pagato il contributo di estrazione (chiamata anche “tassa marmo”) per tutto il primo semestre dello scorso anno, nonostante i diversi solleciti fatti dal Comune di Seravezza. Così nei giorni precedenti l’ufficio cave ha inviato alla società Calacatta Arni Srl un’ingiunzione di pagamento di 18mila euro con tanto di sospensione dell’attività di estrazione nella cava Rigo. Il sito di marmo si trova nel bacino delle Gobbie, nella frazione stazzemese di Arni, ma in una lingua di terra che fa parte sempre del Comune di Seravezza.

Ogni sei mesi infatti, le aziende che estraggono marmo, devono versare nelle casse di Seravezza il contributo di estrazione (che è il 10 per cento del valore economico dei marmi che vengono commercializzati e non scartati). La tassa marmo è calcolata in base alle autocertificazioni, che ogni azienda presenta all’ufficio cave del Comune ogni mese, relative ai quantitativi di materiale buono tolto dalla montagna. Alla società Calacatta Arni erano già arrivati più solleciti, finché è stato dato seguito ad un recupero coattivo delle somme non pagate con tanto di mora accumulata nel tempo.

Tuttavia la società carrarina, che estrae marmo nella cava Rigo, ha provveduto a bonificare la cifra richiesta subito dopo due giorni, ottenendo così di nuovo il via libera a scavare blocchi riprendendo regolarmente l’attività. Tutto ciò – come ha spiegato l’amministrazione comunale – deriva da «un’attività costante e ordinaria di controllo che col tempo è stata rinforzata con l’attivazione dell’ufficio cave proprio a sostegno delle operazioni di verifica delle attività di estrazione, che col passare del tempo andranno a regime con il personale sempre più esperto e formato». —

T.B.G.

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