Il lutto
Riparte sui social network il giallo delle colonne del mitico Grand Hotel
Da anni se ne parla senza che il mistero sia stato risolto Di tanto in tanto l’argomento viene rispolverato e suscita curiosità
La storia
Riportate al Forte, potrebbero diventare, secondo alcuni, un vero monumento al settore turistico alberghiero fortemarmino, un riconoscimento più che meritato per il suo contributo alla storia del paese. Stiamo parlando delle colonne che impreziosivano il glorioso Grand Hotel e che sono tornate d’attualità. È bastata, infatti, la pubblicazione di una bella foto della terrazza del celebre albergo di Achille Franceschi, per aprire sui social la caccia a quelle che furono le colonne del mitico hotel. Il primo ad appassionarsi a questa storia è stato Vasco Franceschi al quale avevano riferito che quanto resta di quel colonnato sarebbe finito in un terreno presso il cavalcavia di Alpi Apuane. A dare la dritta giusta è stato però, sempre su Fb Marco Mariani citando lo storico versiliese Giorgio Giannelli che avrebbe ritrovato le colonne a Ripa, in un deposito di materiali che è all'incrocio che porta a Seravezza, Vallecchia e Strettoia. «Non credo siano quelle – sostiene, invece l’ex assessore Giampaolo Bazzichi – a me fu riferito, quando ero assessore, da alcuni anziani che le colonne furono portate a Lucca». E il giallo non cede il passo visto che per altri invece le colonne del Grand Hotel sarebbero finite a decorare alcune ville di Roma Imperiale. Fino alla chiosa finale di Orazio Maggi «al semaforo a Ripa, effettivamente ci sono delle colonne. Se fossero veramente quelle allora andrebbero riportate al Forte». Riuscirà Franceschi a chiarire il mistero? Costruito tra il 1921 e il 1922 da Achille Franceschi che aveva acquistato il terreno (dove oggi c’è piazza Etterbeek) in società con il Direttore del Corriere della Sera, Luigi Albertini, il Grand Hotel fece indebitare pesantemente l’ex sindaco del paese e futuro inventore della “Capannina”, che solo grazie alla moglie Nella riusci a portare a compimento il primo cento camere della Versilia. «Sul davanti uno scalone di marmo – racconta Giorgio Giannelli nel suo Almanacco versiliese – permetteva l’acceso ad un atrio sostenuto da quattro colonne di marmo sottratte in precedenza alla Chiesa di Sant’Ermete (il giallo continua...)». Tra i clienti il Re del Belgio Alberto e sua figlia Maria Josè che qui conobbe Umberto di Savoia, i Ruffo di Calabria e tante teste coronate. Il Grand Hotel entrò anche nella letteratura grazie a due clienti d’eccezione come Thomas Mann e Aldous Huxley. Venne abbattuto nel 1968 e da allora la caccia alle sue colonne continua.
Angelo Petri
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