Attenzione
Muore a 54 anni stroncato da una malattia
Renato Maggi era uno dei pilastri della comunità, e il referente per Stazzema di Enigas. Lascia la moglie e un figlio
Tiziano Baldi Galleni
Stazzema. Renato Maggi, 54 anni, era uno dei pilastri dello spirito dinamico e di comunità di Levigliani. Se c’era un evento, come il WineArt Festival, lui lo trovavi a fare su e giù per il borgo in prima linea per darsi da fare. Viveva per il suo paese e per i ragazzi dell’Unione sportiva Levigliani, con cui negli ultimi anni aveva conquistato cinque trofei del torneo Alta Versilia. Tutta la comunità leviglianese piange un amico dall’anima altruista. Renato è infatti scomparso domenica, all’ospedale Santa Chiara di Pisa, a seguito di una malattia che aveva scoperto circa un anno fa. Persona giovanile, riferimento per la frazione, dirigente dell’associazione sportiva paesana e figlio di un altro leviglianese doc, Abramino. Ed era proprio dal padre, che vendeva anche le bombole di gas propano, che aveva ereditato il lavoro. Renato era il referente di Stazzema per Eni gas, e si occupava della distribuzione di metano nei serbatoi centralizzati di alcune frazioni della montagna. Inoltre ne gestiva la manutenzione e l’assistenza agli utenti.
«Renato era un riferimento sia per le iniziative – ricorda tristemente David Poli – sia dal punto di vista associativo. Cercava sempre di dare il massimo per quanto poteva. La sua vocazione principale però era lo sport, e infatti era un dirigente dell’Unione sportiva Levigliani. Aveva una passione particolare per il torneo calcistico estivo di Stazzema, e per il WineArt Festival per il quale si prodigava nella ricerca di sponsor e nella logistica». In ogni occasione emergeva la sua forte appartenenza alla comunità: sia quando durante le feste conclusive delle manifestazioni lui si emozionava, oppure quando, nei weekend d’estate, dalla mattina alla sera, volontariamente seguiva i parcheggi dei turisti o si metteva a disposizione per guidare il bus navetta in modo che tutto funzionasse a meraviglia con le visite all’Antro e all’intero sistema Corchia Park. Renato aveva scoperto di essere malato da un anno circa, proprio quando era iniziata in Italia la pandemia.
«Va sottolineato con amarezza – spiegano i parenti di Levigliani – che l’emergenza sanitaria ha inciso molto sulla dinamica che ha portato Renato alla morte: fra una visita e l’latra passavano anche due mesi, e per prendere contatto con un dottore erano necessarie tante telefonate, senza che nessuno desse l’attenzione dovuta ai suoi problemi. Così i tempi si sono dilatati finché le possibilità si sono ridotte ed è stato troppo tardi per fare qualcosa». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
