La manifestazione
Piagentini: «Non si possono escludere le vittime dai processi»
All’incontro organizzato dall’Unione nazionale vittime il sottosegretario Sisto ha parlato della necessità di una «giustizia riparativa»
viareggio. Interessante e toccante incontro, attraverso la pagina Facebook dell’Unione nazionale vittime, alla presenza dei familiari delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio, della valanga sull’hotel di Rigopiano, del crollo del Ponte Morandi. All’iniziativa, dal titolo “Stato di abbandono”, promossa in occasione del sesto anniversario della strage al Tribunale di Milano dall’Unione Nazionale Vittime, hanno partecipato anche Aldo Claris Appiani, padre dell'avvocato Lorenzo, che fu una delle vittime della strage in tribunale a Milano e che fa parte del direttivo di Unavi; Alberta Brambilla Pisoni di Strage Tribunale di Milano, la parlamentare di Fratelli d’Italia Paola Frassinetti, il sottosegretario alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto.
Proprio una dichiarazione di Sisto ha fatto molto discutere i familiari delle vittime. Parlando, infatti, della riforma del processo penale, il sottosegretario ha posto come obiettivo quello di una «giustizia riparativa verso le vittime, che riconosca il diritto alla riappacificazione». Netta la replica di Marco Piagentini, presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei” e doppiamente vittima della strage di Viareggio in cui ha perso moglie e due figli ed è rimasto gravemente ustionato: «Nessuno di noi ha mai parlato di vendetta. Queste sono parole che non vogliamo sentire. Abbiamo parlato di giustizia e di verità. E quello ci aspettavamo dai Tribunali italiani. E quello, invece, non è arrivato. Io sono utente della giustizia e quindi devo essere parte del processo che mi riguarda. Non si possono escludere i familiari delle vittime e le vittime da un processo».
Parole dure e molto toccanti, sul tema, anche quelle di Paola Ferretti, madre di Emanuele Bonifazi, morto a soli 31 anni nella tragedia di Rigopiano: «Ho giurato a mio figlio che avrà giustizia e questo farò fino alla fine. Sentir parlare il sottosegretario di “giustizia riparativa” non mi trova d’accordo. Perché non basta. La “giustizia riparativa” non può darci la giusta tranquillità. Perché un figlio non ce lo ridà nessuno. Non c’è nessun risarcimento che possa ripagare un figlio. Mentre una giusta punizione, quello sì. Il nostro motto è “Mai più”: un amministratore non può non essere punito se non fa il proprio volere. Io voglio una giustizia esemplare: che non è vendetta, è giustizia. Chi sbaglia deve pagare».
In occasione della seguitissima diretta su Facebook è stata ricordata anche il folle duplice omicidio del 2010 alla Gifas di Massarosa e l’associazione “Ognivolta” che ne è nata, fondata per sostenere l’applicazione di norme più severe sull’uso delle armi. —
D.F.
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