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Il nuovo romanzo di Divier Nelli: «I 15 anni di Perla fra bullismo e voglia di riscatto»
E' uscito in libreria “Posso cambiarti la vita” (Vallecchi) dello scrittore viareggino
Claudio Vecoli
Non è un giallo, anche se sulla storia aleggia fin dalle prime pagine un mistero legato all’identità di uno dei protagonisti. Divier Nelli, affermato scrittore viareggino da tempo trasferitosi nel Chianti, torna in libreria con Posso cambiarti la vita, romanzo pubblicato per Vallecchi uscito alla vigilia di Pasqua e subito accolto con favore da pubblico e critica. Una storia particolare, cruda, difficilmente collocabile in un genere “tradizionale”, che narra le vicende di Perla, una ragazzina di quindici anni bullizzata dai suoi coetanei perché grassottella. E che viene contattata in forma anonima su un social network da qualcuno che le propone una sorta di patto: la possibilità di cambiarle quel tipo di vita a condizione che lei faccia una cosa per lui. Un do ut des dalle conseguenze imprevedibili. Che farà in modo che fra i due si crei un legame psicologico sempre più stretto con risvolti inattesi e sorprendenti.
A distanza di tre anni da Il giorno degli orchi, un nuovo romanzo che esplora il mondo dei giovanissimi. Ma stavolta non si tratta di un giallo…
«Già, a differenza dei miei precedenti lavori Posso cambiarti la vita non è un giallo. Ed è un libro difficilmente catalogabile. Ci sono elementi riconducibili a più generi letterari, dal thriller fino alla fantascienza, ma non è proprio possibile inquadrarlo in un singolo ambito. Se proprio lo dovessi in qualche modo definire, direi che è il mio primo “romanzo romanzo”, che per struttura e scrittura non è paragonabile ad altri miei libri».
C’è però un tema intorno al quale ruota la storia che è quello del bullismo.
«Petra, la protagonista, è una quindicenne che è rimasta da sola e vive insieme alla nonna dopo che la madre è morta e il padre l’ha abbandonata fin da quando era ancora piccola. Vive in un paese immaginario del Chianti fiorentino ed è continuamente presa in giro dalla cerchia dei suoi coetanei perché è cicciottella. Una vita fatta di offese, tormenti e angosce, fino a quando viene contattata su un social network da un personaggio misterioso che si nasconde dietro il nickname Matrioska. Questa persona, dopo averle scritto “Posso cambiarti la vita”, le propone uno scambio: io faccio una cosa per te e tu ne fai una per me. E qui mi fermo per non anticipare troppo».
Perché hai scelto il bullismo come “motore” di questo romanzo?
«Perché è un male di questo tempo in cui viviamo. Intendiamoci, il bullismo c’è sempre stato. Quando ero ragazzo, a scuola c’era sempre qualcuno che veniva preso di mira dai compagni per un suo difetto o per una sua caratteristica. Solo che trent’anni fa i danni arrecati a chi era bersagliato dal bullismo erano limitati. Oggi, invece, con la condivisione di contenuti, fotografie e filmati possibile grazie alle tecnologie, i danni possono essere devastanti. Soprattutto a livello psicologico. E questo deve far riflettere».
Come e quando è nata l’idea di questo romanzo?
«Io sono una persona che sogna tantissimo. E ho la fortuna di ricordarmi i sogni che faccio. Ebbene, una notte mi sono sognato che venivo contattato da una persona che non conoscevo e che mi ripeteva come un mantra “posso cambiarti la vita”. Ebbene, il libro è nato in quel momento. E, cosa anomala per uno scrittore, in quello stesso istante ho avuto ben chiaro in testa anche il titolo del romanzo, che successivamente ho condiviso con l’editore. La sua stesura invece è stata lunga, visto che lavoro a questo libro da circa tre anni. Ma non sono il genere di scrittore che sforna romanzi ogni anno: preferisco lavorare approfonditamente sulla scrittura e prendermi i miei tempi. E a Posso cambiarti la vita ho dedicato molte energie».
A differenza di altri tuoi libri, in questo ultimo non ci sono riferimenti a Viareggio o alla Versilia.
«No, la storia è praticamente ambientata per intero a Poggio in Chianti, un piccolo paese immaginario sulle colline fra Firenze e Siena. Che è poi la zona dove sono andato a vivere da qualche anno. E dove ho già ambientato Il giorno degli orchi, il mio precedente libro pubblicato per Guanda».
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Il romanzo è in libreria da poco più di una settimana. Sono già arrivati i primi riscontri dai lettori?
«Sì e devo dire che sono molto positivi. Ho notato parecchio entusiasmo che mi fa pensare di aver fatto un buon lavoro. Comunque mi aspetto anche qualche critica. Ma quelle probabilmente arriveranno più avanti…»
Il contatto con i lettori, in questo periodo, è necessariamente ridotto ai minimi termini. Niente presentazioni pubbliche, niente giri nelle librerie, niente festival. Come vive questo momento uno scrittore?
«Be’, in questo momento è possibile lavorare solo ed esclusivamente online. Ho fatto alcune presentazioni su Facebook e altre ne farò nelle prossime settimane. Devo dire che questo genere di incontri sono comunque piacevoli. Però mi manca il contatto diretto con il pubblico. Dobbiamo accontentarci di quello che ci permette la tecnologia, ma inutile dire che non è la stessa cosa».
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E nella tua Viareggio riesci a venire?
«E’ dallo scorso settembre che non ci metto piede. Ormai da mesi sono isolato nella mia casa nel Chianti. Per carità, non posso certo lamentarmi. Ma oltre a cinghiali e altri animali selvatici, vorrei finalmente tornare in contatto con le persone. E, fra le cose che mi pesano di più, c’è proprio l’impossibilità di tornare a Viareggio: mi mancano gli amici, la città, il mare. Non appena sarà possibile, organizzerò una delle mie prime presentazioni proprio lì. Speriamo che sia molto presto...» —
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