Il Tirreno

Versilia

la tragedia 

Suicida a vent’anni, denuncia della famiglia «Vogliamo chiarezza»

La giovane avrebbe ingerito un dose letale di psicofarmaci nella struttura nella quale era ospitata da ottobre

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viareggio. Vuole vederci chiaro sulla morte della figlia, una ventenne versiliese. E per questo ha presentato una denuncia ai carabinieri. Per chiedere, innanzitutto, che venga eseguita l’autopsia che, fino a questo momento, è stata negata.

Una storia tremenda, con la centro una giovanissima con gravi problemi psichiatrici che, dallo scorso mese di ottobre, era ospitata in una comunità della provincia di Massa Carrara.

Lo scorso 26 marzo la ragazza è stata trovata senza vita per quello che – secondo la ricostruzione dei carabinieri – si è trattato di un suicidio attraverso l’ingestione di una dose mortale di psicofarmaci. La salma è stata restituita dall’autorità giudiziaria alla famiglia per l’ultimo saluto, che è stato officiato ieri. Ma proprio i familiari, a partire dalla madre, non sono convinti di alcuni aspetti della vicenda. E, tutelati dall’avvocato Aldo Lasagna, hanno deciso di sporgere una denuncia alla stazione dei carabinieri.

Nell’atto si ricostruisce come – secondo la famiglia – la ragazzina non si sarebbe trovata bene all’interno dell’istituto, dove seguiva anche le lezioni con la didattica a distanza della scuola superiore alla quale era iscritta. La madre racconta che in passato c’erano già stati propositi autolesionistici e per questo la struttura era stata invitata a sorvegliare attentamente il comportamento della giovane. Tuttavia, in alcune telefonate alla famiglia, avrebbe raccontato di «essere triste e sentirsi abbandonata». Il primo febbraio la ragazza informa la sorella di essere ricoverata in ospedale a Massa perché si era tagliata il polso. Il 25 marzo, il giorno prima della tragedia, a sera manda un messaggio alla madre raccontandole di essere diretta a letto dopo aver mangiato. Un messaggio normale, all’apparenza. Su questa e su altre discordanze (a partire dagli orari del rinvenimento del cadavere) i familiari ora vogliono chiarezza. E, come primo passo, chiedono che l’autorità giudiziaria disponga l’autopsia. —

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