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Primo giorno di chiusura del Pca tra i disagi «Si trovi una soluzione»

L. B.

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pietrasanta. Il primo giorno, quello di ieri, della sospensione del servizio del Progetto comunità aperta è scivolato via fra i molti disagi subiti dagli utenti – un centinaio con problemi di dipendenza da droga, alcol e gioco – e l’indifferenza delle istituzioni.

«La situazione è molto delicata: ci sono persone che stanno andando incontro a non poche difficoltà per raggiungere il Serd di Viareggio: difficoltà facilmente prevedibili e di non semplice risoluzione. Siamo amareggiati. E preoccupati», si limitano a dire dalla sede di via Stagi.

Problematiche che si accentuano, per questioni sia di ordine pratico che formale, quando l’utente si trova in regime di arresti domiciliari. Nel frattempo il grido di allarme di un genitore, raccontato in cronaca ieri, fa rumore. «È una vergogna: chiudono il Pca e ci lasciano soli con la nostra disperazione. Per le famiglie e per queste persone – aveva detto una mamma di un’utente della struttura – gestire il vai e vieni da Pietrasanta a Viareggio, in particolare in piena emergenza sanitaria, è motivo di seria difficoltà. I nostri figli e ovviamente anche noi familiari paghiamo le conseguenze di una decisione sbagliata che rischia di aggravare situazioni personali già molto delicate».

Nel frattempo il circolo di Rifondazione Comunista di Pietrasanta prende posizione. «Auspichiamo venga convocata al più presto una conferenza dei sindaci ad allargata ai vertici Asl per ripristinare, al più presto, il servizio fondamentale svolto dal Pca di Pietrasanta. Ogni volta che si sospende un servizio sanitario, tutti sono sconfitti – si legge in una nota –. Invitiamo le amministrazioni comunali e sanitarie a una pronta risposta per l’immediata riapertura del servizio».

Ma le prospettive di una ripartenza in tempi brevi, ad oggi, sono decisamente poche. Gli utenti del Pca, per altro, non provengono tutti dai comuni della Versilia nord, ma anche da Massa e ancora da Sarzana a conferma del ruolo di riferimento e strategico di una struttura che è in attesa di un bando Asl da un anno e mezzo e che da oltre sei convive con serie problematiche economiche tanto da rendere necessario, per l’impossibilità di garantire il servizio richiesto, appunto la sospensione di ogni attività fatta eccezione per uno sportello informativo. —

L. B.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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