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Arriva in Pronto soccorso con il cuore che non batte: salvato cinquantenne

Matteo Tuccini
Arriva in Pronto soccorso con il cuore che non batte: salvato cinquantenne

Era in auto con la moglie e si è accasciato: il clacson le grida della donna hanno attirato fuori il personale che lo ha rianimato

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viareggio. Sono stati il clacson, suonato all’impazzata fin dall’Aurelia, e le grida della moglie a farli scattare come un suono dell’allarme. Lei urlava, disperata, con il marito accasciato in auto. Il cuore dell’uomo, un cinquantenne versiliese, aveva smesso di battere.

Eppure, gli infermieri che si trovavano in quel momento in una delle “bolle” di fronte al Pronto soccorso – per la precisione quella del triage dove si smistano i casi in base alla gravità – non hanno lasciato un secondo al destino. Non hanno indugiato: fa parte del loro Dna essere pronti a tutto. Anche a una scena come questa. Una scena incredibile.

Gli infermieri hanno letteralmente trascinato l’uomo fin dentro la camera calda, che è il punto d’accesso delle ambulanze in Pronto soccorso. Lo hanno rianimato. Lo hanno messo sulla barella e assieme ai medici hanno cercato di stabilizzarlo, intubandolo. E lui ce l’ha fatta. Ora è ricoverato all’Opa di Massa, ospedale specializzato in problematiche cardiache.

Pensare che tutto era iniziato mercoledì sera con un dolore all’apparenza banale, dopo un po’ di attività sportiva che l’uomo – un cinquantenne dal fisico atletico – fa abitualmente. Dopo la doccia a casa, l’uomo dice alla moglie che il dolore al petto è persistente. Lei lo spinge ad andare al Pronto soccorso. Lui replica: forse non è il caso, magari mi passa. Però lei insiste. Non bisogna sottovalutare nulla, specialmente un dolore che si fa sempre più forte.

Sono in auto e si stanno dirigendo verso il Pronto soccorso, non troppo lontano da casa loro. Lui, a un certo punto, sente una fitta tremenda e fa in tempo a lamentarsi prima di perdere i sensi. La donna, nonostante la drammaticità del momento, riesce ad avere quel minimo di sangue freddo che le consente di arrivare di fronte al Pronto soccorso, suonando il clacson. Lì grida e chiede aiuto.

Gli infermieri del triage, che presidiano il punto d’accesso dell’emergenza-urgenza, non ci pensano neanche un secondo. Non c’è tempo. Escono, aprono l’auto e vedono l’uomo accasciato. Gli tastano il polso. Si accorgono che il cuore è fermo, la situazione è più che disperata. Lo portano all’interno della camera calda per usare il defibrillatore. Lo defibrillano due volte. Il cuore riparte.

Una volta stabilizzato e intubato, l’uomo viene inviato al ricovero all’Opa di Massa. Tecnicamente ha avuto un infarto complicato da aritmia mortale: pochi minuti in più e per lui sarebbe finita. Ogni persona coinvolta, dalla moglie, ai medici e infermieri del Pronto soccorso diretto da Giuseppe Pepe, ha fatto l’impossibile perché si verificasse un salvataggio ai limiti del possibile. Ieri hanno ricevuto tutti i complimenti. —

Matteo Tuccini

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