Il Tirreno

Versilia

aveva 76 anni 

La Versilia dell’arte piange Mannocci Con Luporini e Biagi fondò la Metacosa

Adolfo Lippi
La Versilia dell’arte piange Mannocci Con Luporini e Biagi fondò la Metacosa

Si è spento a Londra dove era andato a vivere da molti anni Alcune delle sue opere esposte anche al British Museum

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È’ morto la notte scorsa a Londra dove viveva da tempo, Lino Mannocci, pittore viareggino assai noto e popolare. E’ morto dopo una lunga e sofferta malattica. Le sue ceneri verranno tumulate tra qualche giorno nella sua casa di Montigiano, sulle colline sopra Massarosa.

L’ultima volta che ci siamo sentiti, per gli auguri di Capodanno, mi aveva detto: «Mi danno tre mesi di vita». La morte, puntuale, è giunta l’altro ieri. Lino lascia tre figli, due maschi ed una femmina.

Era figlio di un barbiere che aveva una frequentata bottega in via San Martino. In quella medesima zona abitavano, da ragazzi, in tanti: da Stefania Sandrelli al pittore Dino La Bianca, da Sandro Luporini a me. Lino se n’andò poi da Viareggio nel 1975, approdò a Londra, fece vari mestieri eppoi divenne notissimo nell’arte grafica. Lavorò per artisti come Lucien Freud.

Ma la sua passione era l’arte figurativa oltre che lo scrivere. Pitturando, dopo aver studiato alla Camberwell School of Art, fondò assieme ai pittori toscani Martinelli, Luporini, Beppe Biagi un movimento che si chiamò la “Metacosa” e tutti insieme fecero mostre importanti a Milano, a Viareggio nel palazzo Paolina. La Gamc di piazza Mazzini acquisì sue opere che ancora sono in mostra nella permanente.

Nel 1884 fece la sua prima personale in Germania all’Hack Museum. Seguirono mostre a San Francisco, New York, Londra, Bergamo, Firenze. Philippe Daverio si occupò di lui nel 2004 per una mostra a Milano. Seguì una mostra a New Dehli in India.

Che significava la “Metacosa”? Significava uscire dai dettami del realismo iperfotografico, dipingendo cose sognate, paesaggi lirici tra il surreale e il fantastico. Di Lino Mannocci ricordo meravigliose, incantate prospettive delle piazze viareggine avvistate dal mare placido e dai cieli infiniti.

Era assai poetico Lino e quando scrisse e pubblicò il suo primo libro “Madre India, padre barbiere”, nel 2008 (pubblicato da Skira) annunciò ragionevolmente i punti di partenza e di approdo della sua sensibilità artistica che non rinnegava l’esistenza quotidiana (spesso viareggina) ma si lanciava alla scoperta di visioni fiabesche, come le storie di barbieri e artigiani indiani. Pubblicò poi un catalogo degli amici pittori di Londra e scrisse una lunga prefazione su De Chirico e Carrà nell’arte metafisica.

Di recente, soltanto due anni fa, prese ad occuparsi di Gino Severini e ne scrisse un sapido saggio sul suo fantasmagorico matrimonio parigino con presenti, in qualità di testimoni, Tommaso Marinetti ed Ardengo Soffici. Questo vero e proprio romanzo, dove rivivono le vicende degli astisti italiani emigrati nella Parigi dei più celebri “ismi” del secolo scorso (dal cubismo di Pablo Picasso alla metafisica di Giorgio De Chirico, dal futurismo al surrealismo di André Breton), fu ampiamente citato dalla stampa italiana e francese e il giornalista Antonio Gnoli gli dedicò un esauriente ritratto-intervista in Robinson, il supplemento letterario de “La Repubblica”.

Il libro fu anche l’occasione per far esporre opere di Gino Severini a Firenze al Museo del Novecento con il titolo “Un matrimonio futurista”.

In questi ultimi anni si moltiplicarono le esposizioni delle opere di Mannocci. Nel 2010 espose una serie di opere sull’Annunciazione di Maria al museo di Cambridge. Nel 2012 espose alle cartiere Vannucci di Milano e nel medesimo anno alla Newhouse Gallery di New York. Nel 2015 Mannocci si presentò in una vasta esposizione alla galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti in Firenze. Sue opere sono presenti al British Museum di Londra, all’Atelier Museum di Amburgo, al Museum Janisch di Vevey.

Ogni estate, puntualmente da solo o accompagnato dai figli, veniva a trascorrere lunghi periodi a Montigiano. Chiamati per antica amicizia e sodale empatia accorrevamo, Sandro Luporini, Ivan Theimer, Vito Tongiani ed io trascorrevamo lunghe sere all’ambra degli olivi e Lino mostrava, sebbene cittadino del mondo, uno spiccato interesse alle vicende versiliesi, dal Carnevale agli incontri de “La Versiliana”.

L’ultima cena la facemmo l’ottobre scorso al ristorante “I pioppi” ma lui era soprattutto un assiduo frequentatore del circolo Arci di Vallecchia dove andavamo assieme al pittore Dino La Bianca e Ivan Theimer.

Purtroppo due anni fa fu attaccato da un male tremendo. Lino ha lottato con coraggio fino alla fine avvenuta in una clinica di Londra. Io lo sentii l’ultima volta dieci giorni fa. La sua voce al telefono era come sempre calda, affettuosa. La morte gli si avvicinò leggera come i suoi quadri fatti di nubi impalpabili e tramonti viareggini sublimi. Le sue ceneri come la sua lunga storia (aveva 76 anni) apparterranno e appartengono alla Versilia dei poeti. —

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di Redazione web