Toscana
«A 50 anni senza un lavoro e in lotta con la burocrazia»
pietrasanta. «A 50 anni non sei vecchia, ma ti considerano tale. Allora non trovi un lavoro, non riesci a ottenere gli aiuti economici che ti spettano, ti senti rifiutata, sei sola con tuo figlio di undici anni. Al quale devi dire “non si può” anche quando ti chiede in regalo quel cappellino che hanno tutti i suoi amici».
Marina, nome di fantasia, vive il suo quotidiano immersa in un groviglio di incertezze, barriere, formalismi burocratici che le impediscono di fare la spesa, che la obbligano a dipendere dal buon cuore di qualche amica.
«È umiliante. Non percepisco un reddito da giugno 2017. Due anni dopo avanzai richiesta per ottenere il reddito di cittadinanza: avevo tutti i requisiti in quanto nessuna entrata e nessuna proprietà, purtroppo per un'avventura imprenditoriale finita nel peggiore dei modi. E proprio questo retaggio del passato è la presunta causa di tutto: mi sospendono il reddito di cittadinanza un anno dopo: da quel momento in poi inizia il mio rimbalzare da un ufficio altro. E nessuno è in grado di aiutarti a risolvere il tuo problema “burocratico”. E ti ritrovi sola, con un figlio, che capisce, ma che resta un bambino.
«Ho così ricompilato – continua Marina – l'Isee per ben sette volte in sette modi diversi, cinque prima del lockdown e due in autunno tramite i sindacati, cercando di capire cosa volessero che io indicassi: nessuno di questi andava bene, ma nessuno ha saputo nel concreto spiegarmi il motivo. Intanto dovevo pagare l'affitto, le bollette, il mangiare, un minimo di vestiario. Mi sono rivolta allora all'Inps: parlarono di un problema in attesa di soluzione.
«Sono sempre qui che aspetto - continua la signora –. Ho inviato una mail al sindaco di Pietrasanta chiedendogli di mettermi in contatto con il direttore dell'Inps: ad oggi, però, non ho ancora ricevuto una risposta».
Marina così decide («ero disperata») di chiamare l'assistente sociale comunale.
«Conosceva la nostra situazione da anni, mi fa tutte le pratiche per ottenere qualche aiuto e buoni spesa. Sembrava una prima piccola svolta e invece questa persona è stata trasferita e, in Comune, tramite assistenti sociali o chi si occupa di aiuti, mi sono ritrovata di nuovo al punto di partenza. Dopo mesi agli sportelli Inps e delle Agenzie delle Entrate per venire a capo del muro di gomma che mi impedisce di percepire, quanto meno, il reddito di cittadinanza, ho ricevuto sempre dall'ufficio sociale, poco prima di Natale, 250 euro e buoni spesa. Sono trascorsi tre mesi da allora: sono sola. Siamo soli. Non chiedo pietà, reclamo dignità: vorrei lavorare, ho le competenze e l'esperienza per farlo. Lo devo a mio figlio, lo devo a me stessa. Non voltatevi dall'altra parte». —
L.B.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google