Il Tirreno

Versilia

lutto 

Muore l’ultimo erede della famiglia che portò il mosaico nella piccola Atene

Luca Basile
Muore l’ultimo erede della famiglia che portò il mosaico nella piccola Atene

Antonio Castaman fu maestro per numerosi artigiani Tra le opere: il monumento ad Alessandro Il per il Cremlino

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Luca Basile

pietrasanta. Da Venezia a Pietrasanta: un viaggio lungo un secolo attraverso il divenire delle generazioni per portare in dote alla Piccola Atene l’arte del mosaico. Arte che ha visto nella figura di Antonio Castaman, scomparso ieri all’età di 86 anni, l’ultimo erede di una famiglia, appunto i Castaman, definiti i capiscuola dei mosaicisti pietrasantini.

E pietrasantino, all’anagrafe e nell’animo, era Antonio Castaman, manualità al servizio di un talento di altissimo livello, persona seria, riservata, con decenni di lavori e opere portati a compimento nel silenzio del laboratorio con vista periferica sul piazzale della stazione. Laboratorio poi chiuso allo sfiorire degli anni ’90 quando Antonio decise di ritirarsi anche se l’amore per il mosaico mai era venuto meno. «I tecnici e gli operai che hanno imparato il mestiere dai Castaman hanno dato a loro volta vita ad aziende di mosaico affermatesi a Pietrasanta, prime fra tutte quelle di Luciano Favret e di Mario, Alessandro e Gerardo Ragazzi», si legge in una nota storica. Un viaggio, quello della famiglia Castaman, che ha il suo incipit in terra di Versilia nel 1925 «quando il capostipite, Antonio Castaman (il nonno, ndr), venne a Pietrasanta convinto delle grandi potenzialità artistiche della zona, aprendo un laboratorio nei pressi della stazione ferroviaria. Con lui sette mosaicisti veneziani: Mauro Ceccato, Cipriano Favaro, Luciano Favret, Luigi Morassi, Geronio e Mario Ragazzi e Primo Tramontin. Lo seguì anche il figlio Giulio. Già avviato al successo, essendosi conquistato la fama come uno dei migliori mosaicisti veneziani. Sposerà poi Rina Ballerini, figlia di Vincenzo, all’epoca presidente della Croce Verde di Pietrasanta. Anni di attività con richieste da tutti i continenti: Giappone, Stati Uniti, Iraq, Irlanda». L’elenco delle opere commissionate e realizzate è, ovviamente, incompleto e straordinario: il monumento ad Alessandro Il per il Cremlino di Mosca, la cappella espiatoria di Umberto I a Monza, i mosaici per Notre Dame di Lourdes e per la chiesa evangelica americana di Roma, le 14 poste della Via Crucis alla Scala santa di Roma, le cupole del mausoleo di Ataturk a Istanbul. E ancora la cripta dell’abbazia di Montecassino, il tempio dei caduti di Dacau a Monaco, la facciata della cappella della Madonna di Montenero, il Cristo risorto per il cimitero monumentale di La Spezia, la lunetta esterna di S. Maria Lauretana di Querceta. In una delle sue rarissime interviste Antonio Castaman, che lascia la moglie Esterina Viti e le figlie Virginia e Caterina, aveva ricordato con velata nostalgia quell’atmosfera «di Pietrasanta, dove la sera gli artigiani si incontravano, dopo il lavoro, nei bar e nelle taverne: allora eravamo un paese, oggi siamo una cittadella con altre caratteristiche. Ogni tanto sogno di ritrovarmi nel mio studio, chinato sulle opere. La scuola? Non ha mai insegnato veramente il mosaico classico: quello che ho imparato lo devo a mio padre, alla mia famiglia». Con lui se ne va una parte importante di quella Pietrasanta, autentica, talentuosa, rivoluzionaria e artigiana, oggi fagocitata dal divenire del tempo e da un concetto di arte in scia alle tendenze modaiole. —

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