Gioco
Insegnanti e avvocati più forti della paura «Lo rifaremmo, nonostante tutto questo caos»
Dopo aver ricevuto la dose c’è chi non ha avuto alcun malessere e chi ha avuto la febbre, ma tutti sono concordi: è la strada giusta
le testimonianze
Le storie, le motivazioni e pure gli effetti collaterali sono diversi. Eppure lo spirito è lo stesso: uno spirito di servizio. Il sentirsi parte di una comunità. Prendere una decisione, non a cuore leggero e con quel filo di ansia che ci sta, sapendo che può aiutare gli altri. Per questo tutti dicono: abbiamo fatto il vaccino e lo rifaremmo.
Gli insegnanti, gli avvocati, le forze dell’ordine: chiunque abbia già ricevuto la prima dose di AstraZeneca è stato investito dalla notizia della sospensione del vaccino in tutta Italia. «La prima reazione è stata, com’è ovvio, quel senso di preoccupazione che fa parte di tutti noi in questo momento – dice Barbara Caterini, dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Darsena di Viareggio – Però noi siamo insegnanti: siamo in trincea, da questo punto di vista. Io ho voluto fare il vaccino e non mi pento, per quanto abbia passato una settimana con un po’ di malesseri. Un rischio può esserci, anche se minimo, ma dobbiamo esserne consapevoli e capire che dobbiamo proteggere noi stessi e la scuola dal virus». Le motivazioni possono essere persino egoistiche, dice la dirigente Caterini. «Certo: io, per esempio, mi sono vaccinata dopo 30 anni perché voglio anche tornare a viaggiare – dice – Però bisogna tenere conto di una cosa: nel nostro istituto, in questo anno scolastico, ci sono stati più di dieci casi di positività al virus tra il personale. Tre di loro lo hanno avuto in forma grave. Lo hanno superato, certo, ma questa è una realtà con cui fare i conti. Siamo come in guerra, i ragazzini più grandicelli stanno avendo conseguenze terribili. C’è gente che non guadagna. Noi insegnanti, per quanto esposti, almeno abbiamo lo stipendio garantito e questo è già moltissimo».
Anche per Gabriella Martinelli, collaboratrice della dirigente Caterini, essere insegnanti significa fare questa scelta e non avere ripensamenti. «Io ho ricevuto una dose del lotto “incriminato”, quello oggetto dell’inchiesta partita a Biella – dice la maestra Martinelli – Effetti collaterali? A parte un lieve dolore al braccio dell’iniezione, nessuno. La mattina successiva sono andata al lavoro e come me molti altri. Non mi preoccupavo di questo e non me ne preoccupo adesso: conosco persone che si sono ammalate di Covid, c’è chi non ce l’ha fatta. Vi assicuro che è molto peggio questo del vaccino. Io capisco le paure, ma è l’unico modo per uscirne e tornare alla normalità».
Anche la collega Silvia Volpe ha ricevuto la dose del vaccino finito nel mirino a Biella (ma pare che sia già accertato che non c’entra niente con la morte del professore da cui è partita l’inchiesta). «La scuola non è un moltiplicatore dei contagi – dice Volpe – Ma è inevitabile che possano verificarsi dei casi. E noi dobbiamo metterla in sicurezza quanto prima. Il vaccino? Confermo quanto detto dalle colleghe: lo rifarei e mi aspetto di avere la seconda dose». Per l’avvocato Gabriele Parrini un giorno di febbre alta dopo il vaccino, poi più nulla: «Sono sempre stato tranquillo e lo sono anche adesso – dice – a tutti dico che bisogna vaccinarsi. Non farlo comporta malati e vittime. Guai a strumentalizzare qualche episodio poco chiaro, dove non c’è certezza di una responsabilità del vaccino, per sabotare la campagna che può salvarci tutti». —
M.T.
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