Gioco
L’omaggio a un protagonista dell’arte: nasce la Fondazione Alfredo Catarsini
Promuoverà mostre, eventi, iniziative legate alla cultura. La presentazione a Firenze nella sede della Regione Toscana
Adolfo Lippi
Nasce, ideata a Viareggio, una nuova fondazione culturale ispirata ai principi del terzo settore. È privata. Porta il nome di uno degli intellettuali più noti del secolo scorso, Alfredo Catarsini, pittore e scrittore. La Fondazione è stata fortemente voluta dalla nipote Elena in memoria della madre Mity Catarsini e dai suoi collaboratori e sodali, Gianvittorio Serralunga con gli altri membri del cda Riccardo Tarabella, Mario Margara, Monica dal Pino, John Gabriele Gattai e dai membri del comitato scientifico Cristina Acidini, Stefano Casciu, Claudia Menichini, Adolfo Lippi, Alessandra Belluomini Pucci, Elena Torre, Paola Chini, Andrea Pucci, Lodovico Gierut, Margherita Casazza, Mario Quadraroli. La Fondazione è stata presentata ieri alla Regione Toscana presenti Antonio Mazzeo, presidente del Consiglio Regionale e Cristina Giachi, presidente della Commissione Istruzione.
Secondo i suoi ispiratori la Fondazione Alfredo Catarsini 1899 si ripromette di diventare un punto di riferimento delle discipline artistiche. Vanta già dalla sua l’organizzazione del Premio Catarsini per giovani talenti e una Festa dell’Arte che dal prossimo 24 luglio diverrà un appuntamento per visitare la casa museo del maestro in via Palermo a Viareggio.
Ma c’è ben altro nel suo progetto. Vi sono la promozione di ricerche, studi, catalogazioni riguardanti la storia e l’esperienza culturale, didattica, artistica del maestro attraverso l’istituzione di borse di studio, eppoi l’organizzazione di seminari, convegni, mostre, dibattiti, stage, festival e ogni altra manifestazione di particolare interesse storico, artistico, culturale con pubblicazione di relativi atti.
Le ambizioni della Fondazione portano lontano. È prevista una grande mostra di Catarsini alla Villa Bertelli di Forte dei Marmi entro la prossima estate e tra un anno la grande antologica presso la sede della Banca del Monte di Lucca a Lucca.
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Alfredo Catarsini fu una personalità spiccata. In due direzioni. Da una parte la sua attività tra gli intellettuali di fama dell’epoca del primo Novecento, da Tommaso Marinetti a Leonida Repaci, da Lorenzo Viani a Mario Tobino, ben descritta nel libro “Alfredo Catarsini: l’arte vera affascinante amica” con prefazione di Vittorio Sgarbi e contributi di Cristina Acidini, Alessandra Belluomini Pucci, Andrea Buscemi, Paola Chini, Elena Torre, Andrea Pucci, Claudia Menichini e della stessa Elena Martinelli.
Nell’altra direzione, quella della sua attività artistica, Catarsini fu un vero esploratore delle dinamiche artistiche del secolo, dal naturalismo post-macchiaiolo fino all’astrattismo con l’invenzione, sua specifica, di due correnti – Il Riflessismo e il Simbolismo Meccanico – che lo segnalarono tra le figure di ricercatori più attenti e sensibili alle modificazioni dello stile. Ricercatori che, ad esempio, nel noto “Fronte Nuovo delle Arti” fecero emergere Vedova, Turcato, Birolli, Santomaso, Corpora, Leoncillo e Afro.
Viareggio in quei tempi lì, dagli anni Venti agli anni Cinquanta del secolo scorso, era palcoscenico e fucina di straordinari talenti. Basti rammentare la famosissima mostra al Kursaal Maestoso a cui parteciparono Margherita Sarfatti, musa di Mussolini e patrocinatrice dell’arte italiana (fu lei a scoprire Mario Sironi) e Tommaso Marinetti. Catarsini in quei giorni si interessò al futurismo (come del resto altri viareggini come Danilo di Prete e Uberto Bonetti). Poi però percorse strade tutte proprie.
La casa museo di via Palermo, recentemente visitata da Vittorio Sgarbi, è una vetrina di suggestioni formidabile. Vi si possono trascorrere intere giornate sfiorando l’intera esperienza artistica non solo di Catarsini ma in parallelo delle correnti dell’avanguardia italiana che, stanche dell’accademismo museale, pur sapendo benissimo mostrarsi abili nella ritrattistica e nella raffigurazione del reale, andarono sperimentando in tante direzioni portando nelle figure e nel paesaggio le ansie di trasformazione dei noti, chapliniani, tempi moderni. Così meccanici, così tecnologici.
Per chi sa di filosofia sa quanto i pensatori d’epoca, da Heidegger a Severino, guardassero con preoccupazione l’invasione della tecnica nella vita quotidiana dei popoli. Ebbene Catarsini non disdegnò disegnare e dipingere pezzi di meccanica; poi, però, assieme a queste apparizioni fantasiose e terribili, inserì di nuovo le figure umane sicché corpo muscolare e corpi meccanici vivessero o potessero vivere in armonica simbiosi.
Catarsini fu anche scrittore. Un suo romanzo “Giorni neri” sarà presto ripubblicato da La nave di Teseo; dell’edizione se ne sta occupando, magistralmente, Elena Torre, scrittrice di particolare sensibilità. Resta un altro romanzo “Tra l’incudine e il martello” ancora inedito.
Ma il lavoro di Catarsini fu davvero straripante. Suoi affreschi, recentemente restaurati, sono nelle chiese della Lucchesia, in San Martino in Freddana e in San Tommaso a Castagnori.
Si ricordano, quali successi di Catarsini, la vittoria del prestigioso “Premio Cremona” (recentemente ricordato da Vittorio Sgarbi), le presenze alla Biennale di Venezia (’42- ’48- ’50), alla Quadriennale di Roma, alla “Biennale del Mare” di Genova, la medaglia d’oro al Salon Babylon di Parigi nel ’71 e la superlativa personale a Palazzo Strozzi a Firenze ordinata da Vittorio Grieco nel 1981, replicata nel 1991 a Palazzo Paolina di Viareggio (dove dal 2003 è riallestito il suo Atelier con l’archivio storico) per festeggiare il suo 92° compleanno.
Catarsini è morto il 28 marzo 1993 nella sua casa a due passi dalla pineta di ponente.
Si tratta dunque di un artista completo. Rappresenta una generazione di artisti viareggini suoi contemporanei che grazie alla vicinanza con Lorenzo Viani eppoi di Leonida Rèpaci col suo formidabile Premio Viareggio poterono esprimersi anche a livello nazionale. Il valore di questa generazione, le loro opere, direi il loro profumo, si espande in numerosi saloni che Elena Martinelli mantiene intatti nella casa di via Palermo. Che da oggi rappresentano la sede di questa nuova, sorgente, ambiziosa Fondazione. Che andrà lontano. —
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