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Margherita, Dina e Thays: le tre donne che cambiarono la politica a Pietrasanta
Due furono elette nel consiglio comunale del 1946, la terza nelle consultazioni di dieci anni più tardi A loro si devono, tra l’altro, la realizzazione della colonia di Fiumetto e l’ideazione del premio dedicato a Carducci
i personaggi
giuliano rebechi
Margherita, Dina e Thays, tre donne, tre amministratrici. Sono le prime tre elette nel consiglio comunale di Pietrasanta del secondo dopoguerra, espressione schietta e genuina della conquistata democrazia.
Correva l’anno 1946 e in Italia, alle elezioni amministrative per il rinnovo dei consigli comunali, votarono per la prima volta anche le donne. Due mesi dopo l’Italia sarebbe andata alle urne per l’assemblea costituente e il referendum monarchia o repubblica.
A Pietrasanta si contrapposero tre liste: il Fronte popolare (che univa socialisti e comunisti), la Democrazia cristiana e il Partito repubblicano. Quattro le donne su un totale di oltre sessanta candidati. Due di loro, la professoressa Tilde Marini (Dc) e Dina Tonetti (Pri), anch’essa insegnante, non saranno elette. Due invece ce la fecero a passare. Si chiamavano Margherita Adorno, casalinga, per il Psiup e Dina Ricciarelli, insegnante, per il Pci. Per ritrovare una terza eletta sui banchi consiliari bisognerà attendere dieci anni.
A Pietrasanta si giunse all’appuntamento elettorale in un clima di grande fermento, denso di incertezze e di incognite. La città e gran parte del suo territorio erano ancora segnati dalle profonde ferite che avevano lasciato otto mesi di stazionamento del fronte di guerra.
Margherita Adorno era una casalinga di trentaquattro anni che in Versilia era giunta da Torino, sua città natale, nel 1942, un anno dopo aver sposato Giovanni Gariglio. I due prima si stabilirono a Seravezza poi, dopo pochi mesi, si trasferirono a Pietrasanta. Adorno sarà anche assessore effettivo nella prima giunta del sindaco Amos Tomagnini, con deleghe all’assistenza e alla beneficenza. Deleghe “pesanti” in quel periodo, quando regnavano la fame, il bisogno di lavoro e di abitazioni e un’indigenza diffusa tra la popolazione. Una delle realizzazioni più significative l’assessore Adorno la portò a compimento nell’estate 1947, con l’apertura a Fiumetto della colonia marina intitolata a Luigi Salvatori, nel primo anniversario della morte del grande antifascista versiliese. La colonia era stata voluta dall’amministrazione comunale di Pietrasanta («per i figli del popolo perché potessero godere il mare come possono farlo gli altri bambini») su una porzione di arenile in concessione al Comune, giunta fino ai giorni nostri e ancora oggi ri-servata ai giovani serfisti del Nimbus club. Positivo sarà l’operato del suo assessorato nei cinque anni di mandato. Poi nel ’53 Margherita Adorno rientrò col marito a Torino lasciando definitivamente Pietrasanta.
Diverso e più duraturo nel tempo l’impegno pubblico della maestra Dina Ricciarelli, di dieci anni più anziana della Adorno. All’inizio degli anni Trenta si era sposata con Alessandro Marchetti. Entrambi di agiate condizioni familiari vissero a pieno la vita cittadina; all’ingegner Marchetti, capo dell’ufficio tecnico comunale, si deve il primo intervento di pianificazione del territorio della Marina e, in particolare, il tracciato viario che ancora la caratterizza. Le settimane e i mesi successivi alla liberazione di Pietrasanta vedono Dina Ricciarelli distinguersi per impegno e capacità nella sezione locale dell’Unione donne italiane, impegnata nella difficile opera di ricostruzione morale e materiale. Del suo contributo si avvarrà Elio Benvenuto, nominato a sindaco nel 1945 da parte del Comitato di liberazione nazionale. Dina Ricciarelli, infatti, nell’estate venne designata dallo stesso Cln a far parte della Consulta popolare, un organismo di trenta membri rappresentativo delle frazioni del Comune. Ricciarelli vi operò per il capoluogo. Nella Consulta trovava parziale risposta la forte spinta alla partecipazione e fu proprio in quella sede che la futura consigliera comunale iniziò una preziosa esperienza che la porterà a contatto con figure come Tito Salvatori e Augusto Sarti, futuri sindaci della città.
Il nome della Ricciarelli, appassionata di poesia, resterà indissolubilmente legato alla nascita del Premio “Carducci”, pensato in onore al premio Nobel che ebbe i natali a Pietrasanta nella frazione di Valdicastello. Fu la Ricciarelli a proporlo per la prima volta nel neonato Circolo degli Artisti, un crogiolo di discussioni e di iniziative che per molto tempo animerà la vita culturale cittadina. Un’idea subito condivisa che Ricciarelli porterà in consiglio comunale. Così il 23 dicembre 1949 nacque il Premio Letterario “Giosue Carducci” giunto in buona salute fino ai giorni nostri.
Dicevamo che dovranno passare dieci anni prima di vedere di nuovo una donna, Thays Bertini, sedere tra i banchi consiliari. Una maestra anche lei come la Ricciarelli, con la quale condivideva l’amore per la poesia e una solida amicizia. Classe 1911, approda ai banchi consiliari nel 1956. Vi giunge dopo dieci anni di militanza nel Pci. Anni che la videro in prima fila nel dibattito culturale e nell’impegno sociale. Autodidatta fino alla terza elementare ebbe come punto di riferimento il padre Armando, attivo antifascista durante il regime e poi membro del Cln di Pietrasanta. Dal carattere forte e dalla battuta sempre pronta, Bertini possedeva una vasta cultura. Alcune raccolte di sue liriche furono pubblicate e una di queste, intitolata “Tre tempi alla luna”, ricevette l’encomio al concorso nazionale Gastaldi del ’56. Candidata alla Camera nelle elezioni del 1953, tre anni dopo conquistò un meritato seggio in consiglio comunale accanto a illustri personaggi come Luigi Russo e Leonetto Amadei. Di lei ha scritto il prof. Berto Corbellini Andreotti: «Thays, da quel seggio, tuonava, s’infuriava, portava il contributo del suo appassionato attaccamento alla propria gente, sostenendo le cause giuste a lancia e spada». Tra le iniziative di cui fu animatrice è da ricordare l’istituzione della biblioteca civica “Carducci” che, alla fine degli anni Cinquanta, segnò l’inizio di una ripresa culturale del capoluogo restando un punto di riferimento per generazioni di giovani. —
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