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Parrucchieri chiusi in rossa: «Un duro colpo al comparto»

La protesta di Confesercenti alla luce delle nuove norme previste dal Dpcm: abbiamo dimostrato che non siamo  luogo di contagio

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viareggio. Un duro colpo per tutto il comparto benessere. È questa l’accusa lanciata da Confesercenti rispetto alle nuove norme sul colore delle zone a seconda del livello di contagio. In particolare la chiusura di parrucchieri e centri estetici nelle zone rosse.

«Quanto previsto nel nuovo Dpcm, ossia la chiusura di barbieri e parrucchieri nelle zone rosse è un durissimo colpo per la categoria che rappresentiamo. Non riusciamo a capire come si possano applicare al nostro settore provvedimenti ancor più restrittivi. Eppure abbiamo dimostrato che i nostri centri sono più che sicuri, sia in termini di contingentamento delle persone, sia per l’utilizzo dei materiali monouso, oltre che per le distanze rispettate. Abbiamo recentemente denunciato come il comparto, nonostante fosse rimasto aperto, abbia subito cali di fatturato del 45%. Con queste nuove chiusure, molti imprenditori non ce la faranno a sopravvivere».

Il grido di allarme arriva da Claudio Del Sarto, coordinatore del sindacato Immagine e Benessere di Confesercenti Toscana Nord, dopo la lettura del provvedimento del governo Draghi che introduce nuovamente l’obbligo di chiusura nelle zone rosse.

«È una scelta incomprensibile – prosegue Del Sarto – anche alla luce della sentenza del Tar del Lazio che aveva annullato il Dpcm del 14 gennaio 2021 nella parte in cui escludeva gli “estetisti” dai “servizi alla persona” erogabili in “zona rossa”, inserendoli, di fatto, nei fornitori di servizi essenziali. Centri estetici che ora non potranno nuovamente operare così come i parrucchieri».

Dunque l’associazione di categoria, che dalla chiusura durante il lockdown aveva richiesto che parrucchieri ed estetisti potessero restare aperte, interviene con alcune richieste dirette a Roma: «Chiediamo di rivedere questa decisione prima dell’entrata in vigore del decreto definitivo. Ci appelliamo al presidente Draghi affinché tenga conto della responsabilità dimostrata, sino ad oggi, dal settore e della necessità dello stesso di lavorare con continuità. Tante attività, infatti, operando a singhiozzo, si troveranno nelle condizioni di dover chiudere. Facciamo anche un’ultima riflessione: costringerci ad abbassare la saracinesca darà ancor più campo libero agli abusivi che operano non garantendo in alcun modo le norme anti-covid. Attività che non solo non pagano le tasse, ma che rappresentano, in questa fase, un vero pericolo per la salute dei cittadini».

Richieste che potrebbero non trovare spazio nel tavolo di trattativa di questi giorni. —

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