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Versilia

la protesta 

Centro diurno di Stiava chiuso da quasi un anno

Centro diurno di Stiava chiuso da quasi un anno

In metà edificio mancano lavori alle pedane e il collaudo della caldaia e gli utenti possono andare  solo a giorni alternati

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massarosa. Il centro diurno ospita decine di persone con esigenze particolari, li accoglie nel loro tempo libero ormai da anni. Ma da quasi dodici mesi circa la metà della struttura dedicata alle persone con handicap è chiusa. Prima ci si è messo il lockdown, poi problemi al tetto e adesso irregolarità su pedane per carrozzine e il mancato collaudo della caldaia. Per questo l’utenza è costretta ad andare, non più tutti i giorni, ma a giorni alterni per evitare l’affollamento, vietato in epoca di pandemia. Una situazione che però fa arrabbiare i genitori che, pur comprendendo le difficoltà di un Comune al dissesto, chiedono per lo meno un colloquio con l’amministrazione. E le lettere si susseguono ma senza risposta. L’ultima è stata inviata il 24 febbraio: «Siamo i genitori dei ragazzi che frequentano il centro diurno di Stiava. Ancora una volta ci troviamo a far presente che il centro non è agibile nella sua interezza in quanto un’ala è ancora chiusa in attesa di lavori di messa a norma. Nello specifico una volta che, sia pure con fatica, è stato sistemato il tetto, rimane da sistemare lo scivolo per le carrozzine che risulta di una pendenza non idonea. La prima nostra lettera di sollecito risale al 27 luglio scorso. Non abbiamo avuto risposta ed è seguita una nostra seconda lettera. Siamo stati contattati e invitati alla pazienza. Il tetto è stato riparato ma, come detto, i lavori non sono ultimati e la struttura è di fatto chiusa. Questo comporta minori possibilità di progetti educativi e soprattutto inibisce la possibilità che più ragazzi possano usufruire del centro. Va specificato che la frequenza è dimezzata per far seguito alle linee guida sul covid. Poter avere una struttura in più significa che, sia pure in maniera ridotta, ma più ragazzio possano partecipare all’attività. Pazienza ne abbiamo avuta– e concludono – Siamo stanchi di parole, promesse e rimandi. Esigiamo che il centro sia aperto nella sua interezza. Se non lo si vuole aprire, chiediamo la coerenza di una corretta informazione. Abbiamo bisogno di un’amministrazione pubblica all’altezza delle nostre fatiche. È la vostra responsabilità e non la state onorando». —

C.B.M.

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