Il Tirreno

Versilia

Ex casa del fascio, il ricorso al Tar contro il “parco attrezzato”

Donatella Francesconi
Ex casa del fascio, il ricorso al Tar contro il “parco attrezzato”

La società “Via Regia Srl” avrebbe dovuto realizzare sull’area appartamenti di lusso con balconi vista mare

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VIAREGGIO. Fine marzo 2010, quasi undici anni fa ormai: prende volto il progetto della società genovese “Via Regia Srl” per l’area ex casa del fascio, fronte Passeggiata, confinante con piazza Mazzini. Al posto del parcheggio, sull’area acquistata per otto milioni di euro dall’Intendenza di Finanza, sono previsti due palazzi, con in mezzo un’altra piazza, balconi vista Passeggiata, appartamenti super lusso, prezzi minimi da 12mila a 15mila euro al metro quadrato. O meglio, erano previsti. Sono trascorsi quasi undici anni, infatti e le uniche cose che quel terreno ha visto sono stati i lavori di preparazione cantiere avviati dalla “Dinelli Costruzioni” che si era aggiudicata l'appalto per oltre 12 milioni di euro.

Dall’entusiasmo dell’appalto, al fallimento nel 2015 come ha voluto ricordare ieri Stefano Dinelli, che ha ripercorso la storia dei lavori fermi. Oggi che la società “Via Regia Srl” ha presentato ricorso contro il Regolamento urbanistico del Comune di Viareggio. Il quale – adottato a fine 2019 – prevede per quella stessa area una destinazione a “Verde attrezzato”. Un parco, insomma, che sia pubblico o privato poco importo. Ammesso e non concesso che esista un qualsiasi privato disponibile a realizzare del verde su un’area pagata otto milioni. E che il Comune di Viareggio abbia i fondi necessari per l’esproprio, nel caso il ricorso della “Via Regia Srl” veda la società perdente al Tar prima e al Consiglio di Stato dopo.

«Le recinzioni», scrive Dinelli su Facebook rispondendo ai tanti che si chiedono per quanto tempo Viareggio dovrà ancora vedere quell’area nel pessimo stato in cui versa, «sono di nostra proprietà, mai pagate. Le abbiamo tenute per puro senso di responsabilità nei confronti della città e per alcuni anni abbiamo fatto manutenzione a carico nostro. Poi abbiamo desistito, denunciando anche la presenza di persone che bivaccano dentro l’area, senza ricevere riscontro alcuno».

L’area – si apprende – è ancora oggi di proprietà della “Via Regia Srl”, ed è gravata da ipoteca di Carige, banca che – ricorda Stefano Dinelli – «aveva proposto di sviluppare in proprio l’operazione (invitandoci alla gara di appalto), salvo poi desistere per complicazioni procedurali».

Insomma, le possibilità che quel tratto di viale a Mare cambi in fretta volto sono pari allo zero. E viene da pensare che potrebbe essere utilizzata la creatività viareggina almeno per fare “affrescare” la recinzione rendendola meno “cantiere” di quanto inevitabilmente non sia.

Anche ricordando la leggenda che sull’area insiste, quella della “Maledizione della bambina”. Nel 1940, su quell’area, viene inaugurata la casa del fascio. Che vede la luce dove era la struttura denominata la “Casa della paura”: la famiglia che aveva abitato aveva vissuto la morte violenta della giovanissima figlia. Il 18 luglio 1945 quella che era stata la casa del fascio esplode: la nuova destinazione era il deposito di mine disinnescate rimosse dalla spiaggia. Furono 16 i civili uccisi e 40 i soldati nell’esplosione che provocò anche 250 feriti.

La serie di disgrazie che l’area – sulla quale si racconta che niente possa sorgere – ha messo insieme nella sua storia, leggende o non leggende, è comunque impressionante. —

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