Il Tirreno

Versilia

Giorgio Giannelli non perde il vizio: un libro a 95 anni

Franco A. Calotti

Nuova opera del giornalista e scrittore: si parla di coronavirus, di Forte e di Versilia 

3 MINUTI DI LETTURA





il personaggio

Un diario di bordo su una nave in balia del lockdown del coronavirus e esposta alle folate dei venti dei social. Questo è “Coronavirus e altro in Versilia”, una piccola gemma letteraria nel mare sconfinato della bibliografia storiografica di Giorgio Giannelli, giornalista e scrittore novantacinquenne, che con la penna non ha alcuna intenzione di divorziare, e che esce in questi giorni in edizione limitata alla Libreria Giannotti del Forte. Un libro scritto forse più per se stesso che per gli altri, ma le piccole mille storie che lo compongono dovrebbero essere lette e rilette, da tutti, perché sono testimonianza di cosa accade quando la grande storia incontra la storia minuta, di quando l’esperienza consolida il carattere e rende protagonisti.

La trama? «Un viaggio nel lockdown obbligato dello scorso anno, si potrebbe dire, dal 16 febbraio al 13 di luglio, e dove il coronavirus in realtà è solo un pretesto per le chiacchierate quasi quotidiane che Giannelli fa su Facebook, un balcone da cui lancia le sue idee, talvolta le sue invettive, e più spesso per ricordare con similitudini ed affiancamenti fatti e personaggi ormai lontani, magari traendo spunto dai giornali del giorno. Sbaglia chi pensa ad un piagnucoloso trattatello socio-sanitario: del Covid-19 se ne parla pochissimo e spesso per arrivare ad altre considerazioni, politiche e talvolta ai ricordi personali: come quello della battaglia contro un altro virus. Correvano gli anni Sessanta e Giannelli sull’Avanti! aprì praticamente all’uso del vaccino Sabin. Una battaglia che lo vide poi protagonista al Ministero della sanità per qualche anno e che portò al debellamento della poliomielite. Passano gli anni, e le copie dei sui scritti, ma Giorgio è sempre fulminante: in fondo è un anarchico individualista, che però può scodellare esperienze e fatti come pochi altri. L’avvio si addice al personaggio: le proteste in corso a Hong Kong per ricordare come proprio lì conobbe Katherine Hepburn».

E la fine? «Una scena che solo Fellini e Lorenzo Viani potevano immaginare», come la definisce lui stesso. Il racconto di come fu liberata Forte dei Marmi il 19 settembre del ‘44 interrotta in via Piave dai bomboloni per i partigiani portati in processione dalla mamma e dalla sorella del comandante Piero Pierini. Una pausa che salvò probabilmente le loro vite e permise la liberazione senza colpo ferire. E non sarebbe tuttora il decano dei giornalisti parlamentari se qua e là non avesse infilato anche le sue considerazioni politiche. Tante anche le foto che costellano questo diario, spesso inedite, da quella del primo Palio dei Bagni (che Giannelli inventò negli anni Cinquanta), ad uno straordinario scatto del vecchio pontile del Forte mitragliato dai tedeschi. «Ho scritto molto nella vita – ricorda nell’introduzione – Soddisfatto? Direi di sì. Ho scritto di tutto, ho scritto soprattutto la storia della mia terra. Elogi, critiche? Niente da nessuno. L’Almanacco versiliese non è stato manco presentato al pubblico. Se non c’erano Umberto Guidugli e Pietro Paolo Tognetti, sarebbe finito nel dimenticatoio. C’est la vie, dicono in Francia». C’est Giorgiò, diciamo noi. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa