Gioco
Ritrovati una tanica di benzina e guanti Putamorsi: «Ecco la mia teoria sul rogo»
Il presidente del Parco ha riferito ai carabinieri «un’ipotesi su chi possa essere stato. Secondo me è un atto doloso»
Tiziana Gori
SERAVEZZA. È appena uscito da una conferenza stampa sull’attività del Parco delle Apuane quando risponde al telefono. Come sta? «Tranquillo, più tranquillo rispetto alla scorsa notte. Certo, quando ci ripenso. ..».
La moglie lo ha chiamato mentre stava salendo le scale per andare a letto. Ha visto un bagliore vicino alle auto del marito e del figlio, parcheggiate nella piazzetta dietro piazza Medicea, il cuore di Fivizzano. Alberto Putamorsi, presidente del Parco delle Apuane, esce e fa in tempo a vedere una striscia di fuoco che dalla sua auto, una Bmw Extreme, finisce al tombino. Attimi. La sua auto, la macchina del figlio (una Fiat Panda a metano, fortunatamente vuota di gas) e un’altra auto prendono fuoco. Putamorsi vede scoppiare le ruote, gli airbag. Ha ancora nelle orecchie il fragore delle esplosioni, ripensa alla paura per la famiglia: «Ho fatto allontanare dal retro mia moglie e la mia nipotina, che era terrorizzata. Erano le 22, 26. Alle 22, 27 ho chiamato carabinieri e vigili del fuoco».
Le auto sono andate distrutte, ma per puro caso non c’è stata un’esplosione dalle conseguenze non prevedibili: «Mio figlio non aveva avuto voglia di fare il pieno. Meno male».
Putamorsi sa che le indagini dei carabinieri procedono a 360 gradi. In un verso e nell’altro. La relazione dei pompieri è già stata consegnata: non ci sarebbero elementi che possono delineare l’inizio dell’incendio.
Il presidente del Parco è di parere opposto: «Non ho riparlato con nessuno, ma già giovedì mattina sono stato informato di una cosa che è di dominio pubblico qui in paese». E cosa? «A Debicò sono stati ritrovati una tanica di benzina vuota, due paia di guanti e due giubbotti».
Putamorsi prova a ironizzare: «Non dico che siano ritrovamenti da collegare all’incendio. Magari è stato qualcuno che non aveva voglia di portare i giubbotti a far lavare alle mogli».
Ma non ci crede. «Da profano osservatore delle vicende fisiche ripeto quello che ho visto quando sono uscito di casa: una striscia di fuoco lunga un metro e mezzo e larga mezzo metro che dalla Bmw è scivolata lungo il leggero declivio fino al tombino. Decine di litri di liquido infiammabile. Pochi secondi ed è scoppiato l’incendio. O qualcuno ha forato il serbatoio della mia macchina oppure quel liquido è stato sversato».
Nella piazzetta non ci sono telecamere, nelle vie limitrofe alcune «ma di pessima qualità». «Comunque – continua Putamorsi – secondo me chi si è avvicinato alla Bmw non aveva bisogno di venire qui in macchina».
Si trattiene, non vuole dire altro. Ne ha parlato con i carabinieri. «Ritengo di avere fornito delle indicazioni utili». Non delle accuse specifiche, ma ipotesi di un eventuale incendio doloso legate a questioni personali. «Escludo che possa dipendere dalla mia attività politica o di presidente del Parco. Escludo che qualche ambientalista possa esser venuto qui a incendiarmi le auto».
Si parlava anche del suo ruolo nell’ente Parco, di mancate concessioni dei Piani attuativi dei bacini estrattivi: «Da quando è iniziata l’inchiesta di Vagli di autorizzazioni non se ne danno praticamente più e il clima – ammette – è incandescente. Ma le contestazioni sono locali. Se dovevano bruciare auto le bruciavano là, e non la mia, semmai quella del vicepresidente del Parco, che abita a Vagli».
«Dal 1980 – conclude Putamorsi – mi occupo di politica. Sono stato sindaco di Fivizzano e assessore provinciale. La mia natura è di mediare sugli interessi contrapposti. Non ho mai avuto motivo di arrivare all’estremo né con gli ambientalisti né con gli imprenditori». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google